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Sharoon è morto a 17 anni perché non si è voluto convertire all’islam

La storia di Sharoon, diciassettenne pakistano ucciso dai compagni di classe, è solo una delle tante che testimoniano come nei paesi a maggioranza islamica professare la propria fede può essere molto pericoloso. L’unica colpa di questo ragazzo, infatti, è stata quella di non aver abiurato la propria fede quando un gruppo di prepotenti lo ha preso di mira.

Nato a Chack, un piccolo villaggio nella provincia del Panjab, Sharoon è stato mandato dal padre in una scuola della città di Burewala per ricevere un’istruzione migliore. Da subito il ragazzo si è accorto che l’atteggiamento nei suoi confronti era aggressivo: il primo giorno è stato ridicolizzato e buttato fuori dalla classe perché non portava indosso la divisa scolastica. Quello doveva essere il primo segnale d’allarme, ma il padre, un uomo umile che fatica a portare il cibo a casa, si è indebitato per comprare la divisa al figlio e mandarlo nuovamente a scuola. Il giorno dopo Sharoon ha compreso che la divisa era solo un pretesto e che il vero problema era la sua fede: chiunque lo incontrasse lo insultava, gli diceva “Sporco cristiano”, gli veniva persino impedito di prendere le bibite allo stesso distributore degli islamici.

Il ragazzo soffriva per quelle cattiverie, ma rimaneva in silenzio e accusava i colpi per amore del padre che tanti sacrifici aveva fatto per iscriverlo in quella scuola. La madre racconta che la sera è entrato nella sua stanza e si è sfogato per gli atti di bullismo subiti, ma è stato attento a non condividere tutti i dettagli per non farla preoccupare. Il giorno dopo è stato l’ultimo della sua vita: a ricreazione un gruppo di bulli lo ha stretto in una morsa ha cominciato ad urlargli contro insulti e a prenderlo a bastonate per indurlo ad abiurare la sua fede, ma Sharoon non ha desistito e i suoi carnefici lo hanno colpito finché non ha smesso di respirare.

Della morte di Sharoon ha parlato anche Ata-ur-Rehman Saman, coordinatore della Commissione nazionale Giustizia e pace (Ncjp), affermando che questo caso è solo la punta di un gigantesco iceberg: “Questo incidente diffonde paura e terrore in tutti gli studenti non musulmani”. Ma in Pakistan vengono rapite circa 700 ragazze cristiane ogni anno, vengono costrette a convertirsi all’islam e a sposare un uomo musulmano. Poi ci sono le accuse di eresia, gli omicidi mai perseguiti per legge ed altri crimini impuniti. Saman conclude il suo intervento dicendo che è emblematico di come i cristiani siano considerati un fastidio è il fatto che: “Il 95 per cento degli addetti alle fognature sono cristiani, che nel paese trovano lavori solo in campi come questo e che vengono bullizzati e trattati come animali”.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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