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Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza

L’essere umano è uomo e donna, in questa dualità si esprime il completamento della visione di Dio, nella loro unione si configura il compito a loro affidato, essere simili a Dio in terra, essere portatori di vita e pace. Il rapporto tra uomo e donna, però, è il principio di tutte le differenze esistenti e di conseguenza la matrice dei conflitti che affliggono il mondo. Così è e lo era anche in principio, come testimoniano i primi due miti della Genesi: si tratta di due racconti scritti da esseri umani a distanza di secoli che il redattore o i redattoti della Torah hanno voluto porre l’uno dopo l’altro per dare forma alla dinamica dell’umanizzazione.

Un’analisi profonda ed attualizzata di questi due racconti viene fatta sulle pagine de ‘La Stampa’, il redattore descrive il primo passo della Bibbia come un inno alla vita, uno scritto volutamente ripetitivo al fine di scandire il cuore del messaggio biblico, la definizione dei rapporti tra Dio e l’uomo e tra l’uomo ed il resto della creazione. Il passo preso in analisi è il seguente: “Ed ’Elohim disse: Facciamo ’adam in nostra immagine, come nostra somiglianza: dominino i pesci del mare, i volatili dei cieli, il bestiame, tutta la terra e ogni strisciante sulla terra. Ed ’Elohim creò ha-’adam in sua immagine, in immagine di ’Elohim lo creò, maschio e femmina li creò”.

Qui si legge che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, ed allo stesso modo creò i generi, uomo e donna affinché fosse complementari, le due parti di un unico essere che in relazione tra loro diventano simili a Dio. E’ chiaro che questo passo faccia riferimento alla procreazione come strumento per avvicinarsi al creatore del tutto ed essere noi stessi creatori di vita. Esattamente allo stesso modo la pensa il redattore de ‘La Stampa’ quando scrive: “In questo testo vi è un’immensa valorizzazione del rapporto uomo-donna, valorizzazione della completezza: non c’è una svalutazione della sessualità né una visione cinica o angosciata della differenza sessuale! La sessualità è positiva e Dio vuole che l’uomo e la donna insieme portino a compimento l’opera di umanizzazione: creati a immagine di Dio, devono diventargli conformi, somiglianti”.

Alla base di questo passo c’è un elemento importante, ovvero la parità tra i sessi, elemento che viene in qualche modo tradito dal secondo racconto della Genesi. In questo, infatti, viene riportata la reazione di Adamo quando incontra Eva: “Essa è osso dalle mie ossa e carne dalla mia carne. La si chiamerà ’isshah perché da ’ish è stata tratta”. In questa frase c’è un forte senso d’identità, Eva è per l’appunto l’essere che, a differenza degli altri, permette all’uomo di porsi in relazione paritaria, di costruire una relazione basata sull’equità, ma al tempo stesso questa frase esprime possesso quando dice “Osso delle mie ossa, carne della mia carne”.

Quest’ultima analisi, in pieno accordo con l’analisi fatta su ‘La Stampa’, potrebbe essere vista come una lettura errata e contemporanea del testo, ma a ben rifletterci l’atteggiamento dell’uomo nei confronti della donna (nel corso dei secoli ed ancora oggi) mostra una forte similitudine con questa interpretazione ed è alla base degli atroci delitti che anno dopo anno colpiscono donne ancora succubi, trattate come oggetti dai propri uomini. L’interpretazione di questa frase è il primo errore dell’essere umano o come scrive il redattore de ‘La Stampa’ il primo passo di un allontanamento costante dal volere di Dio: “Subito la volontà e il progetto di Dio sono traditi, e il dramma che seguirà immediatamente è già abbozzato qui, nell’emergere della differenza negata!”.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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