La sfida di una mamma coraggiosa davanti a Montecitorio

Da due anni non riesce a vedere suo figlio, a seguito di una controversa vicenda giudiziaria. Ma non si arrende e si mette in atto, giorno e notte.

La protesta di Giada Giunti continua con un nuovo radicale atto dimostrativo davanti a Montecitorio.

Il “palazzo” che dovrebbe ascoltare

La vicenda della madre romana, alla quale da due anni è impedito di vedere il figlio Jacopo è nota ai nostri lettori. Dopo l’ennesima richiesta respinta di riavere con sé il bambino, la donna ha deciso di stazionare notte e giorno di fronte alla Camera dei Deputati, affinché le istituzioni si possano finalmente ascoltare il suo caso.

Lo scorso 17 giugno, Giada Giunti e qualche decina di altre mamme, nella stessa identica situazione, avevano manifestato sempre davanti a Montecitorio, per chiedere l’immediata sospensione dei provvedimenti di allontanamento dai figli.

In quell’occasione, la signora Giunti aveva ringraziato il prefetto per aver firmato il Protocollo Zeus, con lo scopo di “implementare la capacità di contenimento e gestione delle violenze relazionali e dei rischi di vittimizzazione”.

Lunga controversa vicenda giudiziaria

Giada Giunti si è vista recentemente rigettare alla Corte d’Appello l’undicesima richiesta di riprendere con sé il figlio: il diniego è stato peraltro emesso da giudici ricusati.

Jacopo, oggi quindicenne, ha sempre espresso la volontà di tornare dalla madre, mentre quest’ultima è accusata di avere un “rapporto fusionale” con il figlio, con il quale avrebbe un rapporto “simbiotico”.

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A giocare giuridicamente a favore di Giada Giunti, vi è una recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha rigettato la sindrome di alienazione parentale (PAS), sulla base della Costituzione e delle leggi ordinarie vigenti.

Un decreto-legge per sparigliare le carte

Ai primi di luglio, l’avvocato Carlo Priolo, legale della Giunti aveva presentato una diffida ad adempiere, indirizzata al governo e alle regioni, per scongiurare l’allontanamento dei bambini dalle famiglie.

Nello specifico, l’avvocato Priolo ha chiesto un decreto-legge finalizzato a: revoca di tutti i provvedimenti giudiziari e amministrativi che hanno portato all’allontanamento coatto dei figli dalle famiglie d’origine; l’abolizione dei garanti dell’infanzia e dell’adolescenza regionali e nazionale; l’abolizione degli uffici dei Servizi sociali dei comuni e la costituzione in ogni Regione di una struttura organizzativa autonoma alle dirette dipendenze della Presidenza della Giunta regionale.

Con riferimento al recovery fund, Priolo aveva suggerito che il governo stanziasse anche “un indennizzo per quelle mamme e quei papà ai quali vengono sottratti i figli abusivamente, arbitrariamente e illecitamente. Non possiamo più assistere a sequestri di minori in mezzo alla strada, in ospedale o a scuola”, ha riferito l’avvocato all’agenzia DIRE. [L.M.]

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