Se la Chiesa cattolica dice no al crocifisso

se la Chiesa cattolica dicesse no al crocifisso
il SEGNO della Fede

Cosa pensare se la Chiesa cattolica dicesse no al crocifisso ?…..un assurdo in termini.

Il presidente della Baviera, Markus Söder, ha disposto che a partire dal 1 giugno di quest’anno in tutti gli uffici regionali di questo land dovrà essere affisso il simbolo cristiano per eccellenza. Fra le reazioni, sorprende quella della chiesa cattolica tedesca che dice no all’esposizione del crocifisso, che però in Baviera è già attualmente affisso in scuole e tribunali[1].

Da un lato, l’esponente della CSU (la versione locale e più conservatrice della CDU, il partito di Angela Merkel), sottolinea che si tratta di una scelta di campo, volta a “rimarcare l’identità bavarese e i suoi valori cristiani”. Dall’altro, autorevoli esponenti della chiesa cattolica locale si scagliano contro questa decisione, a loro dire divisiva. Trattandosi di una posizione a prima vista paradossale, merita di essere approfondita.

Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, quindi direttamente interessato dalla decisione e parte in causa nella vicenda suo malgrado, si è soffermato sugli effetti che una scelta del genere avrebbe su una società pluralista e multiculturale. A suo dire, la croce non può essere proposta solo come simbolo culturale e identitario: questa invece “è un segno di protesta contro la violenza, l’ingiustizia, il peccato e la morte, ma non un segno contro altre persone”. L’autorevole ecclesiastico non è solo in questa protesta, per certi aspetti paradossale, che vede protagonisti i più influenti esponenti del cattolicesimo tedesco: l’arcivescovo di Bamberga mons. Schick ha ribadito le posizioni del suo collega affermando che la croce, lungi dall’essere un simbolo meramente identitario, va vista come un invito a vivere nella solidarietà e nell’amore. Più strutturate nella forma ma analoghe nella sostanza le affermazioni del vescovo di Limburg mons. Bätzing, secondo il quale “Si può presumere che lo scopo dell’ordinanza sulla croce sia quello di rendere chiara un’identità tramite una demarcazione. Come vescovo non posso appoggiare questa iniziativa, la croce non è questo”[2]. In sostanza, da parte dei vescovi tedeschi, la decisione presa nel land più ricco della nazione più ricca d’Europa viene letta come una strumentalizzazione bella e buona di un simbolo che non dovrebbe dividere ma unire. Non possiamo sapere quanto e come la questione sia vissuta dai bavaresi: secondo un sondaggio della Bild, rivolto però ai tedeschi in generale, sembra tuttavia che il 64% sia contrario a questo provvedimento. Inoltre, contro l’affissione del crocifisso gli studenti dell’università di Ratisbona stanno già organizzando una raccolta firme on line.

Secondo molti osservatori questa svolta avrebbe delle motivazioni politiche. I cristiano-sociali, che governano quasi ininterrottamente la Baviera dal secondo dopoguerra, starebbero mettendo in atto una sorta di strumentalizzazione del simbolo cristiano per eccellenza in vista delle prossime elezioni regionali: questo sarebbe confermato dal fatto che alle scorse elezioni politiche di settembre la formazione di ultradestra AfD, particolarmente sensibile a tematiche “identitarie” e “sovraniste”, qui è andata più che bene e minaccia di erodere ulteriori consensi al partito di governo. Ecco dunque spiegato il perché di una svolta da molti definita (e te pareva) “populista”. Opzione confermata da altre proposte formulate dallo stesso Söder, che ha prospettato delle classi intensive dove ai figli di immigrati sarebbe insegnato non solo il tedesco ma anche i valori costitutivi su cui si fonda la cultura e la società tedesca; inoltre, lo stesso leader politico si è espresso chiaramente contro il riconoscimento dei matrimoni poligamici contratti all’estero. Il fatto che tutto questo non piaccia alle associazioni dei musulmani immigrati in Germania è già discutibile: Mohamed Abu El-Qomsan, presidente del Consiglio centrale dei musulmani in Baviera, afferma che accanto all’affissione del crocifisso bisognerebbe permettere il velo islamico nel settore pubblico. Si chiede: cosa succederebbe a parti invertite? Ad esempio (uno fra i tanti), potrebbe mai in Qatar un uomo immigrato cristiano sposare una donna islamica? No, non potrebbe, perché lo impone il Corano. Non si capisce allora il perché di questa asimmetria, per cui devo farmi imporre a casa mia usanze contrarie alla mia cultura. Ma torniamo a noi europei: si ricorda poi che la Corte europea dei diritti dell’uomo, certo non un’istituzione “crociata”, con una sentenza del 18 maggio 2011 ha stabilito una volta per tutte che, almeno per ciò che concerne l’esposizione nelle scuole, non esiste alcuna influenza del crocifisso sugli alunni. Se non influenza negativamente giovani studenti, non si capisce cosa dovrebbe fare di male a persone adulte. Si tratta di ovvietà, non dovrebbe ricordarcelo una sentenza di un tribunale, ma tant’è.

In pochi ribadiscono poi un fatto oggettivo, e cioè che il crocifisso in Baviera c’è già in scuole e tribunali: se i vescovi locali ne temono una strumentalizzazione, perché non ne chiedono la rimozione anche dai luoghi dove è già esposto? In fin dei conti, se il crocifisso è divisivo negli uffici della regione, non si capisce perché non lo sarebbe quando esposto in un tribunale. Chissà se i pastori tedeschi, a capo di una Chiesa tanto ricca da un punto di vista materiale quanto arida da un punto di vista spirituale, arriveranno a tanto. Ricordo che in tutta la Baviera nel 2016 c’è stato un solo nuovo seminarista; che dal 1996 si sono perse per strada più del 25% delle parrocchie con un calo di oltre 4 milioni di fedeli[3]. Infine, in alcuni land il numero dei musulmani tende velocemente ad avvicinarsi a quello dei cattolici, complice l’immigrazione massiccia e la minore natalità dei secondi rispetto ai primi. Insomma, l’apparente “delicatezza” delle posizioni pubbliche di alcuni prelati tedeschi, così accondiscendenti verso la modernità e le sue istanze, si è dimostrata una fallimentare strategia pastorale.

Quella dei vescovi sembra l’ennesima presa di posizione volta ad assecondare il mainstream, il pensiero dominante: quando si tratta di questioni religiose, tutto sembra negoziabile per Marx e soci, come dimostrano anche altri episodi legati alla storia recente della Chiesa[4]. Diverso è il discorso quando si parla di soldi: come noto, la kirchensteuer, la tassa ecclesiastica che frutta alla chiesa tedesca 5 miliardi di euro l’anno e ne fa la chiesa nazionale cattolica più ricca (e potente?) del mondo, viene gestita con ben altra elasticità. Li sì che i vescovi tedeschi si battono come leoni: pari ad una percentuale pari a circa il 9% (!) del reddito del singolo contribuente, porta alla automatica scomunica (si, anche qui avete letto bene) chi non la paga. Un provvedimento duramente criticato da uno che conosce bene questa realtà, il papa emerito Benedetto XVI[5]: in definitiva, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a dei pastori che fanno politica, tanto quanto la fa il sig. Söder. E che in nome del compromesso, della ricerca del consenso, tanto ideologico che economico, stanno portando inesorabilmente la chiesa tedesca allo sfacelo.

Alessandro Laudadio

[1] https://www.interris.it/bocciato/studenti-contro-il-crocifisso.

[2] http://temi.repubblica.it/micromega-online/piu-papisti-del-papa-il-crocifisso-nelle-scuole-la-chiesa-tedesca-dice-no/.

 

[3]https://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/08/08/news/la-chiesa-in-germania-ricca-e-liberal-muore-di-autosecolarizzazione-147912/.

[4] http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351283.html.

[5] http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351388.html.