Scoperta eccezionale: Ecco dove Ponzio Pilato si è lavato le mani

 

 

Per oltre 2000 anni non si è avuta certezza del luogo in cui il pretore romano Ponzio Pilato emise la condanna di Gesù Cristo. A scoprire il luogo esatto ci ha pensato un equipe di archeologi americani ed israeliani dopo 15 anni di analisi e studi accurati, come hanno fatto a trovare con esattezza il luogo? Seguendo l’unica fonte storica al momento esistente, il vangelo di Giovanni.

Questi studiosi sostengono che il processo si sia tenuto nella dimora del governatore romano che si trovava all’ombra della porta di Giaffa all’interno delle mura costruite da Erode il Grande, più precisamente nei pressi del suo imponente palazzo. La testimonianza che per trovare il luogo gli studiosi si siano affidati al Vangelo l’ha data uno degli archeologi, tale Shimon Gibson dell’università di Charlotte, Nord Carolina (USA): “Bastava seguire le tracce del Vangelo di Giovanni, è chiarissimo quando descrive il Pretorio vicino a una delle porte d’ingresso della città, con un pavimento di pietra irregolare. Non ci sono iscrizioni, ma ogni testimonianza archeologica, storica ed evangelica porta qui”.

In realtà per anni si è pensato che Gesù fosse stato portato a giudizio dai farisei presso un’altra delle porte d’ingresso della Gerusalemme del tempo, Fortezza Antonia, qui infatti vi era la guarnigione permanente dei romani e qui esercitava il suo ruolo Ponzio Pilato. A sostegno della tesi di questi studiosi, però, c’è il fatto che in nessun Vangelo viene esplicitamente citata la Fortezza Antonia, come non viene esplicitamente citata la Porta di Giaffa, ma allora quali testimonianze bibliche portano gli studiosi a credere che fosse un luogo piuttosto che un altro?

La convinzione di aver finalmente trovato il luogo del giudizio di Ponzio Pilato si fonda sulla descrizione del luogo stesso, di seguito vi riportiamo quanto ci rimane di quel giorno tramite i Vangeli: “Intanto condussero Gesù dalla casa di Caifa al pretorio. Era di mattino presto, ed essi [i Farisei] non entrarono nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato fuori, davanti a loro”, sappiamo dunque che Gesù fu portato al pretorio, che il governatore chiese quali accuse fossero poste ai danni di quell’uomo e che alla sua incertezza nel condannarlo venne opposta la replica: “Se lasci libero quest’uomo sei contro Cesare”, Gesù infatti si dichiarava re dei giudei e una simile affermazione poteva essere vista come un attacco alla sovranità dell’imperatore romano.

Il racconto ci mostra un Ponzio Pilato combattuto: “Pilato, dunque, udite queste parole, condusse fuori Gesù, e sedette in tribunale, nel luogo detto Litostrato, in ebraico Gabbata. Era la Parasceve della Pasqua, circa l’ora sesta”. La ricerca degli archeologi parte proprio dall’etimologia della parola “Litostrato” traduzione in latino di “Gabbatha”: il Litostratum per definizione da dizionario di latino è “Lapidibus variis stratus, tessellatus”ovvero una superficie composta da vari strati di tasselli, una specie di mosaico. Il termine Gabbatha esso stesso indica una pavimentazione composta da varie pietre incastrate a mosaico.

Finora si era creduto che Litostratum fosse un impronta del Greco antico composta da “Lithos” e “Stratos” che in italiano sarebbe strati di pavimentazione (delle lastre di marmo). Seguendo questa interpretazione degli scritti il termine collocava il posto nei pressi della Fortezza Antonia, mentre secondo la nuova interpretazione dinnanzi alla dimora di Ponzio Pilato che si trova nei pressi della Porta di Giaffa.

Ad ulteriore conferma che l’equipe di archeologi possa aver davvero trovato il luogo in cui Ponzio Pilato giudicò colpevole Gesù cristo ci sono le tradizioni dei farisei, questi infatti non sarebbero mai entrati in un luogo abitato dai pagani come la Fortezza Antonia.