Santuario di Bovegno: dopo il miracolo i fedeli accorsero da ogni luogo

Il Santuario della Madonna della Misericordia di Bovegno venne costruito dopo l’evento prodigioso che interessò una donna in gravissima difficoltà.

Santuario Madonna della Misericordia di Bovegno
Santuario Madonna della Misericordia di Bovegno – photo web source

Il santuario si trova sul versante della montagna verso la strada che conduce a Bovegno ed è considerato il più celebre della Valle Trompia. All’interno di questo luogo viene venerata la Madonna della Misericordia, a partire dall’apparizione che avvenne il 22 maggio 1527 giovane Maria Amadini, veggente che al termine della sua vita venne sepolta in questo stesso luogo.

La costruzione del santuario dopo l’apparizione

Non appena il popolo venne a conoscenza del prodigio, cominciarono i lavori per la costruzione del magnifico edificio rinascimentale, visto anche il fatto che molta gente accorreva da ogni luogo a elargire offerte o a prestare il proprio lavoro in quel primo cantiere. La costruzione terminò nel 1533 e i riti si cominciarono a celebrare, in un primo momento, solo su di un semplice altare provvisorio.

Oggi, per arrivare al santuario bisogna passare per una via interna punteggiata da santelle, alcune delle quali dedicate alla Vergine e altre che rievocano l’apparizione. La chiesa è stata di recente restaurata, grazie all’iniziativa dell’arciprete Giuseppe Savio. In passato nel santuario aveva sede una scuola o confraternita particolarmente attiva, abituata a raccogliere offerte, onorare le festività, compiere opere di assistenza e carità cristiana e contribuendo a mantenere viva la devozione mariana.

La Madonna della Misericordia che era invocata contro le pestilenze

Il percorso sacro prosegue poi lungo una strada bianca che porta alla piccola chiesetta di Eto di Lavone, dedicata a San Nicola. Lì si trova la Madonna della Misericordia, che nell’antichità era invocata contro le pestilenze, e che è raffigurata in un affresco rinascimentale mentre con il manto protegge i fedeli e i disciplini.

L’edificio, di stile rinascimentale, è attribuito ad Agostino da Castello, architetto bresciano autore di altri importanti santuario, come quello della Madonna della Stella a Concesio. Nel Santuario della Madonna della Misericordia, invece, si verificarono molti miracoli e guarigioni, anche per via del fatto che molta gente accorreva da ogni luogo lasciando numerose offerte e invocando l’aiuto della Vergine.

La facciata del santuario e le importanti opere all’interno

L’edificio è strutturato su uno schema a croce greca, con cupola centrale a spicchi e bracci voltati a botte. Dal portale barocco fuoriesce un braccio che conduce all’altare maggiore e che è prolungato di una campata e ampliato da due navatelle voltate a botte. Queste danno allo spazio centrale, costruito in corrispondenza del punto esatto dell’apparizione, uno schema a croce latina a tre navate.

La facciata è stata ricostruita tra il 1768 e il 1787 dall’architetto Matteo Gatta e in qualche modo si frappone alla complessità dell’interno, che non permette di intuirla né tantomeno di scorgere la cupola, impostata su un tamburo ottagonale illuminato da occhi circolari alternati e conclusa con una lanterna poligonale, che rimane nascosta dal frontone triangolare.

Numerosi miracoli vennero documentati grazie a questa devozione

Le volute che raccordano la campata centrale della facciata, infatti, impediscono la vista ai volumi esterni della croce greca. Ma all’interno del santuario sono numerose le opere che lo arricchiscono, come ad esempio le importanti tele dal Cinquecento in poi, o la pala dell’altare maggiore dipinta da Antonio Gandino nel 1610, fino allo splendido bancone per paramenti sacri, custodito nella sagrestia.

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All’esterno, nella facciata principale è possibile individuare la scultura seicentesca raffigurante la Madonna della Misericordia che sormonta lo specchio del portale maggiore. Il campanile, infine, risalente alla fine del sedicesimo secolo termina con una cipolla di sensibilità barocca, recentemente restaurata.

Giovanni Bernardi

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