Santuario Madonna della Castagna: quel punto fu indicato da Maria

Il Santuario della Madonna della Castagna nacque in seguito all’evento che colpì due uomini che stavano lavorando a un campo di proprietà di un sacerdote. 

Santuario Madonna della Castagna
Santuario Madonna della Castagna – photo web source

La chiesa è situata a Bergamo, sussidiario della parrocchia di San Rocco, e la sua costruzione ha origini molto antiche. Nei documenti ritrovati e redatti dal notaio Gerolamo Ceres si indica che la chiesa venne edificata per adempiere al miracoloso evento documentato alla data del 28 aprile 1310,e che riguarda il prodigio a cui assistettero due contadini, probabilmente padre e figlio.

L’origine dello splendido santuario di Bergamo

I due stavano curando il campo di proprietà del sacerdote Giovannino Moroni, quando un giorno videro apparire di fronte a loro una Signora che gli disse essere la Madonna, e che desiderava la costruzione di una chiesa in suo onore in quel campo. A tal fine, la donna segnò anche il terreno in cui il campo doveva essere costruito. Lasciando una testimonianza molto tangibile: la maturazione istantanea dei frutti che si trovavano in quel campp.

Tutti accorsero alla notizia del miracolo, e il sacerdote donò subito il suo campo. La prima pietra venne posta nel 1511, per quello che era fin da subito un edificio di culto aperto a tutti, come viene descritto nella visita pastorale del 1575 di san Carlo Borromeo. Nel secolo successivo venne costruita, adiacente alla chiesa un piccolo locale adibito a stalla, insieme anche a un portico dove vi era l’abitazione del romito e altri ambienti dedicati alla foresteria.

Le varie modifiche e ricostruzioni dell’edificio

La struttura venne in seguito ingrandita intorno al settecento, con l’aggiunta di un’ulteriore campata. Fu poi eseguito anche il rifacimento della facciata con l’apertura ad arco. Nei locali vivevano spesso ben più di un uomo nel più totale appartamento e silenzio. Nel diciottesimo secolo questi fondarono l’istituto dei romiti della carità, seguendo il gesuita Luigi Mozzi.

Nel 1808 la chiesa venne chiusa al culto per volere delle autorità cittadine e venne acquistata dalla famiglia Fedrighini, che la cedette alla chiesa di San Rocco in località Fontana. Altri rifacimenti arrivarono nell’Ottocento, precisamente nella seconda metà, quando ci fu l’eliminazione del porticato esterno del custode e l’aggiunta di un nuovo locale coperto.

Come raggiungere lo splendido santuario nel bergamasco

Anche un nuovo camminatoio esterno venne aggiunto nella zona dedicata all’accoglienza e al ristoro dei fedeli, con lavori che terminarono nel 1899-1900 con la realizzazione del grande viale d’accesso. I visitatori tuttavia aumentarono costantemente e in modo particolare nella prima metà del Novecento, periodo in cui ci fu la costruzione dell’abitazione del cappellano, l’edificazione del campanile, i lavori di adeguamento e ristrutturazione del sagrato.

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Nel 1989 furono infine ampliati i locali dedicati all’accoglienza e l’allungamento dell’aula con l’inclusione dei locali che erano dedicati alla cancelleria e alla piccola cappella della Maria Bambina. Per accedere alla chiesa è necessario passare dal lungo viale alberato che precede il grande sagrato con pavimentazione in ciottoli di fiume.

L’interno del santuario della Madonna della Castagna

L’ingresso principale è situato centralmente, con due finestre rettangolari laterali complete di grata e con contorni in pietra. Altri due ulteriori ingressi con contorni, sempre in pietra ad arco a tutto sesto, si trovano in maniera simmetrica più spostati, mentre nella parte superiore vi è il grande arco con contorno in mattoni rossi con una grande apertura rettangolare.

All’interno, strutturato ad aula unica, si trovano due campate. La prima presenta  ue confessionali e l’altare dedicato alla Madonna Bambina, mentre la seconda presenta la cappella dedicata all’apparizione della Vergine, illuminata da una grande finestra. Per accedere al presbiterio, con una splendida volta a spicchi, è infine necessario superare tre grandi gradini.

Giovanni Bernardi

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