Giuseppe di Arimatea e Nicodemo seguirono Gesù con discrezione, ma dopo la sua morte trovarono il coraggio di uscire allo scoperto per offrirgli una sepoltura degna.

I Santi Giuseppe di Arimatea e Nicodemo sono due figure che compaiono marginalmente nei Vangeli e di cui si hanno effettivamente poche informazioni.
Sono due personaggi che compaiono solo poche volte e, in particolare, nell’episodio in cui sono entrambi presenti dopo la crocifissione di Gesù, al momento della sepoltura. Entrambi erano discepoli del Signore e appartenevano a un ceto sociale che consentiva loro un certo benessere economico.
Giuseppe di Arimatea, come riporta il Vangelo, era un membro autorevole del Sinedrio, mentre Nicodemo era un dottore della Legge, ovvero un fariseo. Entrambi si esposero per Gesù con un gesto di grande pietà: gli offrirono una degna sepoltura, cosa peraltro inusuale, perché generalmente non era consentita nei confronti dei condannati a morte.
Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, discepoli nel silenzio
Giuseppe di Arimatea era quindi un uomo potente, poiché faceva parte autorevolmente del Sinedrio. Era perciò conosciuto e stimato a Gerusalemme. Era identificato come proveniente da Arimatea, che doveva essere quindi la sua città natale.

Nel Vangelo di Giovanni viene specificato che Giuseppe di Arimatea, proprio perché era un uomo in vista e temeva di essere giudicato dal mondo, seguiva Gesù con discrezione, senza esporsi in modo totalmente aperto.
Potrebbe sembrare, dunque, un personaggio tiepido, ma non lo fu quando decise di esporsi pubblicamente e andò da Pilato a chiedere il corpo di Gesù per seppellirlo. Acquistò anche un prezioso lino per avvolgere il cadavere.
La figura di Nicodemo è presente esclusivamente nel Vangelo di Giovanni. Lo si incontrò per la prima volta quando Gesù giunse a Gerusalemme. Egli si recò dal Maestro durante la notte, per timore di essere visto, e lo interrogò sulla natura della sua missione.
Nicodemo e Giuseppe, dalla discrezione al coraggio
In occasione di quell’incontro, Gesù spiegò a Nicodemo che per entrare nel Regno di Dio era necessario rinascere spiritualmente. L’uomo fu poi uno dei pochi a parlare in favore di Gesù durante il consiglio che voleva giudicarlo.
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Chiese ai farisei che il Maestro venisse ascoltato prima di procedere a un giudizio. Poi, al momento della sepoltura, si trovò accanto a Giuseppe di Arimatea e collaborò con lui in quell’opera.
Il Vangelo di Giovanni narra che “Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù*. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e* portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici*, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino”* (Gv 19,38-42).
La sepoltura di Gesù: il gesto che cambiò tutto
Oltre all’evangelista Giovanni, a parlare di Giuseppe di Arimatea fu anche il Vangelo di Marco. Da lui apprendiamo che Giuseppe, da ebreo, attendeva l’arrivo del Regno di Dio.
L’incontro con Gesù lo aveva avvicinato profondamente a lui, nonostante lo seguisse in segreto per timore dei Giudei. Ma la morte del Signore, dopo la Passione e la crocifissione, fece cadere ogni esitazione e spinse i due a esporsi apertamente per colui che riconoscevano come Maestro.
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Forte della sua posizione, Giuseppe di Arimatea era nella condizione di andare da Pilato a richiedere il corpo, sfidando le consuetudini del tempo che non contemplavano la sepoltura per coloro che erano ritenuti malfattori condannati a morte.
Nicodemo lo aiutò in questa impresa e portò in grande quantità gli aromi da mettere sul corpo. Entrambi si distaccarono così anche dalle consuetudini giudaiche, e poiché entrarono in contatto con un cadavere non poterono celebrare la Pasqua imminente.
Non si hanno ulteriori notizie sulla vita di questi due discepoli, che dimostrarono il coraggio della fede proprio nel momento più difficile. Secondo una leggenda orientale, Giuseppe di Arimatea partì per evangelizzare l’Europa fino a giungere in Britannia. A Nicodemo, invece, viene attribuita la stesura di un Vangelo apocrifo, scritto in greco e risalente al II secolo, nel quale viene rivalutata la figura di Ponzio Pilato.







