Santa Emma di Sassonia fu una ricca contessa, giovane e bella, che, dopo la morte dell’amato marito, visse cristianamente, scegliendo di donarsi a Dio e ai poveri.

Il 19 aprile la Chiesa ricorda santa Emma di Sassonia, contessa vissuta nell’XI secolo. Era una giovane di grande bellezza che visse in Germania intorno all’anno mille. La sua data di nascita è collocata per il 975/980 circa.
Era sorella di Meinwerk, vescovo di Paderborn, meglioc onosciuto come san Meginverco . Le informazioni sulla sua vita, che non sono molte, arrivano per lo più da una fonte. Si tratta di Adamo di Brema che ne parla nella sua Storia ecclesiastica e definisce questa santa come “nobilissima senatrix Emma“.
Santo di oggi 19 aprile: Santa Emma di Sassonia, giovane nobile di grande bellezza modello per le vedove
Emma si sposò in giovane età con Liutgero di Sassonia, un conte. Il marito però, morì dopo solo pochi anni di matrimonio. Quindi lei rimase vedova che era ancora nel fiore degli anni.
Scelse di non risposarsi e visse la vedovanza per tutto il resto della sua vita, oltre 40 anni. È considerata un esempio per le vedove perché fece di questa sua delicata condizione uno strumento raffinato di perfezione spirituale.
Si può dire, infatti, che santa Emma abbia vissuto una vita di vedovanza cristiana, vivendo in questo stato una dedizione totale al prossimo e alla preghiera, nonostante fosse giovane, ricca e bella e il mondo le prospettasse altre forme di realizzazione.
Amore e dedizione totale a Dio e al prossimo
Era erede di una delle famiglie più ricche dell’epoca, e scelse di distribuire tutte le sue sostanze ai poveri e agli emarginati, prendendosi di fatto cura di loro. Inoltre, con i suoi beni sostenne varie istituzioni religiose.
Secondo un racconto, noto come la “leggenda del pascolo“,sembra cheabbia donato alla città di Brema una grande area di pascolo, la Burgerweide. Questa fu definita dalla distanza che un uomo zoppo riuscì a percorrere in una giornata.
Si sa di lei che fosse estremamente generosa nel donare e nel soccorrere chi si trovava in difficoltà sia materialmente che spiritualmente. Al tempo stesso era molto austera e rigorosa con se stessa, fino ad essere intransigengente e puntava ardentemente a raggiungere la perfezione, ovvero la santità di vita.
Il suo amore verso Dio e verso il prossimo era perciò grande e di fatto visse egregiamente le virtù cristiane che la fecero diventare santa.
Il culto
Quando morì, nel 1040, si era ormai spogliata di tutte le sue ricchezze. Non più giovane, non aveva perso però la bellezza e le grandi doti umane e spirituali per cui tutti la ammiravano.
La sua missione era quella di dare: scelse liberamente di donare se stessa, in una fecondità spirituale che potè vivere pur senza figli e senza marito. Il culto presto fiorì e sebbene la memoria liturgica principale si celebri il 19 aprile, diverse fonti riportano la sua morte il 3 dicembre 1038. Il suo corpo riposa nella cattedrale di Brema.
Nel Palazzo reale di Stiepel, che era stato regalato a santa Emma per il suo matrimonio, lei nel 1008 aveva fatto edificare una chiesa dedicata alla Madonna. Questo luogo divenne poi meta di pellegrinaggio, molto frequentato.







