Santa Gianna Beretta Molla raccontata dal marito Pietro

Gianna Beretta Molla, la prima donna sposata proclamata santa dalla Chiesa negli ultimi mille anni. Il ricordo di lei in un’intervista al marito Pietro.

Santa Gianna Beretta col marito Pietro Molla

Tra i santi cattolici, ci sono altre donne sposate, vissute però nei primi tempi del cristianesimo. Donne sposate che hanno poi vissuto a lungo da vedove o da suore. Gianna, è invece la prima donna morta da sposata e proclamata santa, nel secondo millennio di storia cristiana. Alla sua canonizzazione, a Roma, il 16 maggio 2004, presieduta da Papa Giovanni Paolo II, erano presenti anche il marito di Gianna, l’ingegnere Pietro Molla e i loro quattro figli.

E’ emozionate la testimonianza di Gianna che ci viene donata attraverso il ricordo del marito Pietro, in un’intervista al giornalista Renzo Allegri, che ci permette di conoscere più da vicino questa grande santa del nostro tempo.

Il racconto del marito Pietro

“Per la verità – ricorda il marito Pietro Molla – non mi sono accorto di essere vissuto con una santa. L’ho detto anche al processo di beatificazione, quando sono stato interrogato. Gianna aveva una tale delicatezza d’animo, una così profonda riservatezza dei suoi sentimenti più intimi che non ha mai fatto capire quanto grande e profonda fosse la sua fede in Dio.

Sapevo che era molto religiosa, che andava a Messa tutti i giorni e faceva la Comunione, che svolgeva la sua professione di medico come fosse una missione. Ma non conoscevo le innumerevoli opere caritative che compiva ogni giorno a favore degli ammalati più poveri, delle persone sofferenti, degli abbandonati.

Tutte queste cose le ho scoperte con sorpresa, dopo la sua tragica scomparsa. Ricordo che al suo funerale c’era una folla immensa. Molti piangevano e io non riuscivo a capire per quale ragione. Ma poi, sentendo che cosa Gianna aveva fatto per loro, allora mi sono reso conto. Era una donna di una bontà veramente infinita”.

Come ha conosciuto Gianna

Ci siamo incontrati all’inizio degli anni Cinquanta. Dopo che ha conseguito la laurea in Medicina all’Università di Pavia, Gianna ha aperto un ambulatorio a Mesero, un centro vicino a Magenta, dove io abitavo con la mia famiglia. Tra la gente si era sparsa subito la voce di quel medico  bravo e buonissimo.

Gianna, che ha conseguito la specializzazione in pediatria, si interessava di bambini e di mamme, ma seguiva anche le persone anziane (…). Con tutti dimostrava grande amore. Io frequentavo la parrocchia. Insegnavo catechismo ai ragazzi e agli uomini e sentivo il parroco che parlava con profonda ammirazione di quel giovane medico. La gente raccontava su di lei episodi edificanti.

L’ambulatorio di Gianna era di fronte a casa mia. Per questo, a volte, ci incontravamo. E fin dall’inizio rimanevo colpito dalla sua figura elegante e dal suo incedere preciso e nobile. La prima volta che avevamo parlato a lungo era stato in occasione di una festa, dove eravamo tutti e due invitati. Ero felice di poter stare accanto a Gianna e notavo che non le ero indifferente. In seguito, ci siamo visti più spesso.

Santa Gianna Beretta Molla elegante

Il fidanzamento con Gianna

L’ultimo giorno di quell’anno, avevo invitato Gianna ad assistere a uno spettacolo alla Scala. Lei aveva accettato con entusiasmo, perché, come scoprivo in seguito, era appassionata di musica, suonava molto bene il pianoforte e la fisarmonica. Dopo lo spettacolo la riaccompagnavo a casa e mi fermavo a brindare all’anno nuovo insieme con i suoi familiari. Da allora iniziava la nostra storia.

Io e Gianna vivevamo il nostro amore nel modo più bello possibile, con una visione profondamente cristiana della vita. Gianna era una ragazza dolcissima. Il nostro fidanzamento non e’ stato lungo, circa una decina di mesi. Ma è stato un periodo indimenticabile. Ci siamo sposati il 24 settembre 1955.

La festa del loro matrimonio

E’ stata una grande festa. La mia famiglia ci teneva, io occupavo una posizione importante, ero direttore generale di una importante società. Gianna era medico. La cerimonia bellissima. Mia moglie si era fatta confezionare un vestito bianco molto elegante. Amava vestire bene, seguiva la moda, aveva la sua sarta di fiducia, ma sapeva scegliere con misura. Aveva molto gusto.

Dopo la cerimonia religio­sa, abbiamo tenuto un rinfresco e poi siamo partiti per il viaggio di nozze. Abbiamo visitato Roma, poi Napoli, Ischia, Capri, Palermo, Siracusa, Catania e infine a Taormina. Rientrati a Milano in aereo, siamo ripartiti quasi subito. Dovevo andare in Germania e in Olanda per lavoro, e Gianna è venuta con me. Amava molto viaggiare”.

Gianna Beretta il giorno delle nozze

Com’era la loro vita da sposati

Normalissima. Come quella di tutte le coppie di questo mondo. Abitavamo in una bella villa a Magenta, vicino alla fabbrica dove lavoravo. Ci si voleva bene e si viveva l’uno per l’altro. Gianna continuava la sua missione di medico, io seguivo la fabbrica. Tutto il tempo libero lo passavamo assieme.

Gianna era una donna splendida ma assolutamente normale. Era bella, intelligente, buona. Le piaceva sorridere. Era anche una donna moderna, elegante. Guidava la macchina. Amava la montagna e sciava molto bene. Le piacevano i fiori e la musica. Per anni siamo stati abbonati ai Concerti del Conservatorio di Milano

Gianna si fidava profondamente della Provvidenza

Apparentemente, Gianna era una donna come tante, ma aveva in realtà qualcosa in più: una grande religiosità e una profondissima fiducia nella Provvidenza. Era sempre disponibile. Non diceva mai di no a nessuno. Quando la chiamavano di notte, non si soffermava ad accertarsi che l’urgenza fosse reale. partiva subito, sorridendo sempre.

Per le mamme aveva una tenerezza tutta particolare. Tutte le vecchiette la consideravano una loro cara amica e la ripagavano con uova, con qualche gallina o con un mazzo di fiori. Quando un suo paziente era in difficoltà economiche, dopo averlo visitato faceva la ricetta e lasciava anche i soldi per le medicine.

D’inverno, quando faceva molto freddo, diceva alle vecchiette sue pazienti di non andare in ambulatorio ma di farla chiamare a casa. Si sacrificava lei, ma con delicatezza, senza farlo pesare. Una volta è stata chiamata tre volte in una notte, è andata sempre senza mai fare alcun commento. Quando qualche suo ammalato, per motivi di salute, non poteva continuare a fare il suo lavoro, si dava da fare per cercargli un altro impiego più adatto. Trattava i pazienti come fossero perso­ne della sua famiglia.

Guardava gli altri come “figli di Dio”

La vita cristiana di mia moglie non contiene episodi clamorosi. Gianna non ha compiuto azioni memorabili, stupefacenti. La sua vita era un susseguirsi continuo, ininterrotto, di piccole azioni quotidiane compiute per amore di Dio, secondo l’insegnamento del Vangelo.

Gianna viveva davanti a Dio. Trattava le persone con le quali aveva a che fare non dimenticardo mai che erano “figli di Dio”. E a questi principi non è mai venuta meno.

Simona Amabene 

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