Preghiera a Santa Cecilia, la Santa che convertì anche i suoi carnefici

santa CeciliaLa storia di Santa Cecilia (primi secoli d.C., Roma) non può essere disgiunta da quella di altri martiri con cui divise la devozione senza riserve per l’unico Dio, la missione di testimonianza e conversione al cristianesimo, nonché la condanna.
Si narra che, dopo la celebrazione delle sue nozze, Cecilia rivelò al suo sposo Valeriano di aver consacrato la propria verginità al Signore, voto di cui non aveva parlato neanche ai suoi genitori.

Il giovane chiese di capire meglio, anziché condannarla, e, pertanto, si fece battezzare, come Cecilia le aveva suggerito, in quanto condizione indispensabile per purificarsi e accorgersi della verità, rinunciando agli idoli pagani.
Fu allora che, tornato dalla sua sposa, gli si rese visibile l’Angelo che da sempre preservava la purezza di Cecilia. Valeriano allora poté raccogliere il dono di quell’Angelo: una corona di fiori profumati per adornare il capo degli sposi, simbolo di purezza e immacolata fedeltà, visibile solo ai credenti in Cristo. Chiese, poi, che anche il fratello Tiburzio potesse avere la sua stessa grazia, quella della vera conversione, e fu esaudito.

Santa Cecilia condannata con Valeriano e Tiburzio

Da quel momento, i due fratelli cominciarono ad occuparsi, misericordiosamente, della sepoltura di coloro che venivano giustiziati per il “troppo amore a Dio”.
Ciò destò l’indignazione del Prefetto Almachio, che volle interrogarli sul loro operato, ai suoi occhi a dir poco disdicevole e superfluo.

Valeriano ebbe l’ardire di replicare che i cristiani che sopportavano soprusi avrebbero un giorno gioito, al contrario dei loro carnefici cui spettava, in luogo di quella gioia transitoria, il supplizio eterno. A queste parole, seguì la richiesta del Prefetto di sacrificare agli Dei, cui fece seguito, dopo l’ovvio rifiuto di Valeriano e Tiburzio, l’incarcerazione, in attesa di una sentenza, per mano di Massimo, sottoposto di Almachio.

La sentenza di morte arrivò senza farsi attendere e senza intaccare la serenità dei fratelli.
Cecilia, però, non si diede per vinta e, prontamente, si recò in prigione, per invogliare persino i carcerieri alla conversione. Massimo e i suoi seguaci non poterono resistere: “E ora coraggio, soldati di Cristo! Lasciate le armi delle tenebre e afferrate le armi della luce!”. Così disse Cecilia, cui seguì la risposta: “Noi crediamo che Cristo è il vero Dio. Altrimenti egli non potrebbe disporre di una tale serva”.

Purtroppo, nonostante l’evento eccezionale, Valeriano e Tiburzio vennero giustiziati di nascosto da un fedelissimo di Almachio. Fu proprio Massimo, corso in loro aiuto, ma troppo tardi, a testimoniare che, al momento della morte, le anime dei fratelli erano state prese in custodia dagli Angeli, che le portavano al cielo.
Tutto ciò costò la vita anche a Massimo.

Da li a poco, una sorte simile toccò anche a Cecilia: interrogata, minacciata, tentata da lusinghe alla corruzione continuò a suscitare conversioni tra i suoi aguzzini e i presenti, parlando della “vita vera”.
Allora, per fermarla, Almachio la fece rinchiudere nel calidario, una stanza delle terme domestiche in cui la temperatura divenne insostenibile, ma non letale per Cecilia.
L’ultimo ordine del Prefetto fu perciò quello di farla decapitare, ma i tre colpi del boia non poterono nulla e, siccome la legge dell’epoca vietava che un condannato potesse essere colpito per la quarta volta, Cecilia venne abbandonata moribonda e sanguinante in quel luogo, fino al momento della sua morte.

Valeriano, Tiburzio e Massimo vengono ricordati il 14 Aprile.
Santa Cecilia è protettrice dei musicisti, poiché cantava, in cuor suo, lodi a Gesù, sulle melodie del suo rito nuziale. Sant’Ambrogio disse di lei: “Rifiutò il mondo quando rifiutò la vita coniugale. Ne è testimonianza la conversione di suo marito Valeriano e di Tiburzio. (…) La vergine ha condotto gli uomini alla gloria, e il mondo ha potuto capire quanto valga la devozione della castità”.

Preghiera a Santa Cecilia

O nobilissima Santa Cecilia, Vergine e Martire di meriti sublimi, che fosti da Dio contraddistinta da singolari protezioni, rendici degni di te e dei benefici di Nostro Signore Gesù Cristo. Tu che hai prestato la tua arte celeste della musica alle lodi di Dio e alla sua gloria, prega per noi affinché possiamo un giorno cantare con te in Cielo l’eterno inno: Alleluja. Così sia.

Gloria

Antonella Sanicanti

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