Sant’Ilario di Poitiers, il Santo di oggi 13 gennaio: combatté gli ariani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:30

Fortezza nella fede e mansuetudine nel rapporto interpersonale: questo fu il grande dono di Sant’Ilario, Vescovo di Poitiers. Il suo contributo nella sconfitta dell’arianesimo fu fondamentale.

Sant'Ilario di Poitiers Vescovo
Sant’Ilario di Poitiers (websource)

Sant’Ilario nacque a Poitiers nel 310 circa. Il Santo rappresentò una delle figure più influenti della tardo-antichità. Con ogni probabilità nacque da una famiglia non cristiana, ma di alto rango sociale, che gli permise di ricevere una solida formazione letteraria. La notizia che egli non crebbe in ambiente cristiano ce la dà il Santo stesso. È in fatti Ilario a parlare della sua conversione, rappresentata da un lento, ma intenso, cammino di ricerca della verità, che lo condusse al riconoscimento di Dio.

Sant’Ilario Vescovo di Poitiers

Sant’Ilario venne battezzato intorno al 345. Circa dieci anni dopo, viste le sue grandi competenze in campo dogmatico, divenne Vescovo di Poitiers (intorno al 353-354). In questi anni, il Santo produsse la prima parte della sua immensa opera letteraria. La sua prima opera fu il Commento al Vangelo di Matteo, il più antico commento in lingua latina di questo Vangelo. In questi stessi anni, iniziò per Ilario la sua dura battaglia, che lo impegnò per tutta la vita, contro la dottrina ariana.

Lotta all’arianesimo

Il Santo Vescovo consacrò tutta la sua vita alla difesa della fede nella divinità del Cristo, Figlio di Dio e Dio come il Padre. Per difendere la divinità di Gesù, Ilario dovette combattere la dottrina ariana per tutta la sua vita. Nel 356, egli assistette al Sinodo di Béziers, che egli stesso definì “il sinodo dei falsi apostoli”, poiché la maggior parte dei Vescovi presenti erano filoariani e dunque negavano la divinità del Signore. Questi “falsi apostoli”, che tuttavia erano numerosi, chiesero e ottennero dall’Imperatore Costanzo l’esilio per il Vescovo Ilario.

L’esilio

Sant’Ilario fu costretto ad abbandonare la sua diocesi e a trasferirsi in Frigia, nell’attuale Turchia. Costretto all’esilio, il Santo non si perse d’animo e, anche in Frigia, trovò il modo di combattere la dottrina ariana. Con lo scopo di riunificare la Chiesa, che in Frigia era dominata dall’arianesimo, il Santo scrisse la sua opera dogmatica più importante: La Trinità. Con essa, Ilario dimostrò che la divinità del Cristo era espressa non solo nel Nuovo Testamento, ma anche in alcune pagine dell’Antico, in cui già appare il mistero.

Spirito di conciliazione

Fermo nella sua opposizione agli ariani radicali, il Santo dimostrò una certa apertura verso coloro che accettavano di confessare che il Figlio era somigliante al Padre. Il Santo avviò un progetto di conciliazione nei loro confronti, naturalmente cercando di condurli verso la piena fede, secondo la quale non vi è solo una somiglianza, ma una vera e propria uguaglianza del Padre e del Figlio.

Culto

Nel 360 circa il Santo poté ritornare dall’esilio e immediatamente riprese la sua attività in Francia. Negli ultimi anni di vita produsse altre opere teologiche e dogmatiche, tra cui i Trattati sui Salmi. Sant’Ilario morì nel 367, a Poitiers. Nel 1851, Papa Pio IX lo proclamò Dottore della Chiesa. La sua memoria liturgica si celebra il 13 gennaio, suo dies natalis.

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Fabio Amicosante

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