San Paolo: i dettagli del martirio arrivano da fonti poco note

Le vicende circa la vita di San Paolo sono principalmente narrate negli Atti degli Apostoli, i quali, però, non menzionano il suo martirio. Ci sono però diverse fonti che ne parlano.

San Paolo
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Molti storici, nel corso degli anni, si sono interrogati su un tema molto discusso: cosa ne fu di San Paolo, l’Apostolo delle genti, dopo la sua condanna? Se si prende in considerazione l’autorevole fonte rappresentata dagli Atti degli Apostoli, non si troverà traccia alcuna del suo martirio.

Nell’ambito di una conferenza su questo tema, il professor Germano Scaglioni dell’Ordine dei Frati Minori, aveva parlato dei primi testi che parlano della morte dell’Apostolo. Tra questi, il primo menzionato è un testo risalente agli anni Novanta del I secolo e attribuito al Vescovo di Roma dell’epoca, Clemente I, il quale, in una lettera indirizzata alla comunità cristiana scrisse: “Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo […] sostenne il martirio davanti ai governanti”. Altre fonti storiche si sono interessate al martirio di San Paolo. Una in particolare, offre i dettagli di quanto accaduto. Si tratta dei cosiddetti “Atti di Paolo”, un testo apocrifo del nuovo testamento, redatto intorno alla fine del II secolo.

Gli Atti di Paolo: chi scrisse questa fonte?

È bene tener presente, in questa sede, che la fonte di cui andiamo a parlare si manifesta come un “testo apocrifo del Nuovo Testamento”. La sua lettura, perciò, non può prescindere da una base, ben consolidata, quale può essere la lettura del testo canonico. Premesso ciò, gli Atti di Paolo furono redatti intorno al II secolo e, secondo la tradizione, l’autore è un tale Leucio Carino discepolo dell’Apostolo Giovanni.

Il martirio di San Paolo nella letteratura apocrifa

Sappiamo (ne parlano anche gli Atti degli Apostoli) che San Paolo giunse a Roma, dove venne processato in qualità di cittadino romano. Nell’Urbe, stando a quanto racconta la fonte in questione, San Paolo venne a colloquio con lo stesso Nerone, che nel frattempo aveva già deciso di decapitarlo, secondo la legge dei Romani. Paolo fu condotto davanti a Nerone, dicendogli: “Quando mi avrai decapitato, ecco quello che farò: risorgerò e ti apparirò affinché tu sappia che non sono morto, ma che vivo nel Signore Gesù Cristo, il quale verrà per giudicare l’ecumene”.

I dettagli del martirio di San Paolo

L’Apostolo, come racconta la fonte apocrifa, era in piedi, rivolto verso Oriente e assorto in preghiera. Dopo una lunga preghiera, il Santo <<tese il collo senza proferire parola>>. Qui, la fonte, offre un dettaglio non indifferente: quando il carnefice spiccò la testa del Santo, “sugli abiti del soldato sprizzò del latte”. Tutti, in quell’occasione, rimasero stupiti e “glorificarono Dio per aver concesso a Paolo tanta gloria. Leucio Carino, autore della fonte, scrisse anche che anche il soldato rimase stupito, tanto che, al ritorno, riferì a Cesare quanto accaduto. “Anch’egli [Cesare] ne rimase stupito e imbarazzato”.

Martirio di San Paolo
Martirio di San Paolo (photo websource)

La sepoltura dell’Apostolo

È ancora una fonte apocrifa a parlarci della sepoltura dell’Apostolo delle genti. Riprendendo ancora una volta l’intervento della conferenza sul martirio di Paolo, il professor Scaglioni menziona uno scritto dello Pseudo Abdia, passato alla storia come “Passione di Paolo”. L’opera apocrifa, del VI secolo, dichiara che la sepoltura delle spoglie mortali di San Paolo avvenne fuori dalla città, al secondo miglio della via Ostiense. Il luogo di sepoltura rientrava nel podere di Lucina, facoltosa matrona romana cristiana.

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Fabio Amicosante

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