Tra i dolci più amati d’Italia, simbolo indiscusso delle tavole del Sud: in occasione della solennità di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale, riscopriamo la storia e il gusto della prelibatezza che celebra il Padre putativo di Gesù.

C’è tutta una storia alle sue spalle che, specialmente nelle zone della Campania e di Napoli, è molto più sentita rispetto che altrove. Una storia che, in parte, si unisce anche alla tradizione e che ha visto Giuseppe, in un momento particolare della sua vita, provvedere alla sua famiglia in modo speciale.
Il perché della preparazione di questo dolce affonderebbe le sue radici al momento della fuga della Sacra Famiglia in Egitto. Conosciamo bene questo aneddoto particolare.
Le zeppole di San Giuseppe: un’antica leggenda che si intreccia con la fede
Alzi la mano chi non ha mai assaggiato o gustato, almeno una volta nella vita, quelle che vengono comunemente conosciute come le “zeppole di San Giuseppe“. Un dolce fritto unico nel suo genere, nato non solo dalla fantasia dei maestri pasticcieri, quanto anche dal suo volersi unire ad una tradizione che affonda le sue radici in quelli che sono i primissimi anni della vita di Gesù Bambino. Queste, si preparano in occasione della solennità di San Giuseppe, il 19 marzo.

Una vera e propria leggenda cristiana affianca questo dolce, dal gustoso sapore, alla figura del padre putativo di Gesù. Quando la Sacra Famiglia di Nazareth dovette fuggire in Egitto, causa la strage di bambini (dai 3 anni in giù) ordinata dal re Erode, in una qualche maniera Giuseppe dovette provvedere al mantenimento di sua moglie Maria e del piccolo Gesù. Non fu facile, per lui, farsi notare con il suo mestiere di falegname e, proprio in questo caso, leggenda vuole, che si sia anche adattato a fare altri mestieri, uno di questi il friggitore.
Dal rifugio in Egitto ai vicoli di Napoli: l’origine di San Giuseppe friggitore
Friggitore ambulante ovviamente, non con una sua bottega vera e propria: era un modo per sostenere la sua famiglia in terra straniera e, per questo, Giuseppe, si narra, iniziò a vendere frittelle agli angoli delle strade. La zeppola, infatti, non è altro che un dolce fritto di pasta choux (una sorta di grosso bignè, per intenderci), farcito all’interno con crema pasticciera, la quale crema è riportata anche con un ciuffo alla sommità del dolce, arricchito con un’amarena, posta all’apice.
Il dolce della festa del papà, anche se, al di là di quella che è la leggenda cristiana, la sua origine e la prima creazione potrebbe anche essere ricondotta alla festa dei “Liberalia” romani, in onore delle divinità del vino e del grano, quanto anche per la rinascita della terra, proprio nel mese di marzo. Al di là di questo, però, quella che maggiormente regge, e ci spiega anche il perché le zeppole fritte si preparino proprio per San Giuseppe, è la leggenda cristiana.
A Napoli, infatti, la figura di “San Giuseppe friggitore” è molto forte: le zeppole, all’inizio, venivano vendute per strada, ricollegandosi proprio al San Giuseppe venditore ambulante, legando il santo alla professione di “padroni dei frittoli”. Ufficialmente, la prima ricetta della zeppola è stata riportata da Ippolito Cavalcanti, noto gastronomo napoletano, nel 1837, in un suo trattato di cucina.
Un dolce unico nel suo genere che affonda le sue radici nella cristianità e nella tradizione popolare napoletana.







