San Francesco, il poverello d’Assisi, si celebra oggi

FrancescoFrancesco (1182-1226, Assisi) era stato battezzato col nome di Giovanni. Fu il padre, un commerciante di stoffe molto rinomato, che, in onore della Patria che lo aveva reso ricco (la Francia) gli diede il nome Francesco. Crebbe tra gli agi della borghesia di Assisi.
Aveva solo 14 anni quando cominciò a lavorare con il padre, ma ben presto partì per la guerra che si era scatenata tra Assisi e Perugia, tra ghibellini e guelfi, rispettivamente.

Da ghibellino, Francesco venne catturato e portato nelle carceri di Perugia e, quel periodo, lo segnò a tal punto che iniziò a riflettere sulla vita e su come avrebbe voluto condurla, semmai avesse riavuto la libertà.
Dopo un anno di prigionia, Francesco era molto malato e venne liberato grazie al pagamento di un riscatto.
Quello stato di cose aveva davvero accelerato la sua conversione che, da li in poi, fu inarrestabile.

Aveva provato a riprendere la vita di sempre, il lavoro col padre ad esempio, ma, quando si trovò a Roma, faccia a faccia con un mendicante, non poté fare a meno di cedergli il suo vestito, inoltre regalò ai poveri che incontrò per strada tutto il ricavato della merce di suo padre.
Nel 1205, poi, mentre pregava nella chiesa di San Damiano, sentì il crocifisso che gli diceva: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.
Francesco cominciò a cedere ogni bene del padre, tanto che lui stesso lo denunciò ai Consoli, nella speranza che le autorità riuscissero a farlo ragionare.
Francesco chiese, però, aiuto al Vescovo e subì un vero e proprio processo: “Non sopportò indugi o esitazioni, non aspettò né fece parole; ma immediatamente, depose tutti i vestiti e li restituì al padre (…) e si denudò totalmente davanti a tutti dicendo al padre: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”.”.

Francesco andò a Gubbio, al lebbrosario, poi tornò ad Assisi per contribuire alla riparazione di alcune chiese; cominciò la sua predicazione e ad accogliere intorno a se altre persone.
Nel 1209, andò a Roma per presentare la sua Regola a Papa Innocenzo III.
Si parlava di povertà, obbedienza, castità; di una vita comunitaria che si basava sulla fraternità, con cui i fratti si prendevano cura degli altri e di ogni aspetto del creato; di umiltà, nel mettersi all’ultimo posto, a servizio di tutti.

La sede dei Francescani fu presso Rivotorto prima, poi presso Santa Maria degli Angeli, sulla pianura del Tescio, nel bosco in località Porziuncola.
Anche molte donne cominciarono a desiderare di condurre una vita simile, prima tra tutte Chiara. Era il 14 Settembre del 1224, quando, sul monte della Verna, Francesco aveva digiunato per 40 giorni. Fu allora che ebbe le stigmate: “Sulle mani e sui piedi presenta delle ferite e delle escrescenze carnose, che ricordano dei chiodi e dai quali sanguina spesso”. Cercò di tenerle nascoste fino alla morte, che avvenne due anni dopo.

Preghiera a San Francesco d’Assisi

O glorioso San Francesco, che per tutto il tempo di vostra vita, altro non faceste che piangere la passione del Redentore e meritaste di portare nel vostro corpo le Stimmate miracolose, ottenetemi di portare anch’io nelle mie membra la mortificazione di Cristo, affinché facendo mia delizia l’esercizio della penitenza, meriti di avere un giorno le consolazioni del Cielo.

Pater, Ave, Gloria.

Antonella Sanicanti

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