Non fu una vita facile quella del Santo, divenuto patriarca a Costantinopoli, dovette lottare con tutte le sue forze contro le correnti di pensiero eretiche
Le fonti a nostra disposizione, per quanto concerne la vita di San Flaviano ci sono d’aiuto quasi esclusivamente per le difficoltà che egli dovette affrontare in merito ai rapporti tra Impero e Chiesa. In particolar modo, ciò che rese la vita difficile al Santo patriarca furono le numerose dispute in seno alla Chiesa, dispute a causa delle quali fu doveroso, più di una volta, convocare importanti concili ecumenici. La maggior parte delle dispute, al tempo del Santo Flaviano, vissuto nel V secolo, riguardavano la natura del Cristo.
Poco sappiamo dei primi anni di vita e della giovinezza del Santo. Le fonti ci dicono che Flaviano fu nominato Sacerdote a Costantinopoli e, successivamente, divenne il patriarca. Era una nomina importantissima: si trattava della sede episcopale più importante dell’Impero Romano. Il Santo visse in un clima molto complicato. Non molti anni prima della sua nomina, la Chiesa aveva attraversato un periodo difficile, dal quale era uscita con il Concilio di Efeso. Al tempo, la controversia era stata scatenata da Nestorio, che parlava delle due nature “divise” di Gesù. Al tempo di Flaviano un’altra grande disputa mette in difficoltà la Madre Chiesa: l’opera del monaco Eutiche.
Quest’ultimo, infatti, portava avanti la cosiddetta dottrina del monofisismo, il quale attribuiva al Cristo una sola natura. La situazione, per il patriarca Flaviano, era molto delicata: da una parte non si poteva tollerare la spaccatura, dall’altra era difficoltoso andare contro Eutiche, perché era appoggiato da importanti Vescovi. Ad ogni modo, il Santo condannò la dottrina di Eutiche. Il concilio, convocato ancora a Efeso, nel 449, udì però solo le parole dei sostenitori di Eutiche. Da Roma giunsero i delegati del Pontefice Leone I, ma gli si impedì di leggere il messaggio in difesa del patriarca Flaviano.
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Il Santo fu dunque destituito dalla sua carica di patriarca. Come se non bastasse, fu aggredito fisicamente e verbalmente. Infine, il Santo fu mandato in esilio in Lidia, dove morì dopo poche settimane. Il senatore Marciano, divenuto imperatore , ordinò immediatamente di riportare il corpo del Santo Flaviano nella capitale. A Roma, i legati pontifici lessero finalmente il messaggio di Papa Leone I. I Vescovi applaudirono, sostenendo a gran voce: “Pietro ha parlato per bocca di Leone”.
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Fabio Amicosante
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