Dio chiede ad Abramo il suo unico figlio. Perché?

Abramo per amore di Dio pronto a sacrificare Isacco
Sacrificio di Isacco

Abramo è uno dei Patriarchi della nostra religione, una persona che rimase costantemente in colloquio con Dio e da lui ebbe diverse indicazioni, sulla condotta che avrebbe dovuto tenere davanti agli altri uomini.
Era molto vecchio, quando Dio gli promise che avrebbe avuto un figlio, dalla moglie Sara (anziana anche lei): “Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui”.

“Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne”. “C’è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio”.
Così racconta il Libro della Genesi e tutto si realizzò, come promesso dal Signore.
Ad un certo punto, però, accade l’inaspettato: il tanto desiderato, unico figlio di Abramo e Sara, Isacco, quello nato per un prodigio di Dio, fu richiesto dal Signore stesso.
Abramo avrebbe dovuto sacrificare il suo unico figlio!

Le promesse di Dio

Nonostante le aspettative che Abramo a Sara avevano riposto in lui, nonostante la promessa di Dio che la loro progenie sarebbe diventata “numerosa come le stelle del cielo”, nonostante che da quella discendenza sarebbe dovuto nascere il Messia stesso, Dio Chiede che Isacco muoia e per mano di suo padre, addirittura.
“Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”.

Abramo non domandò il perché di quella richiesta; non si oppose; non cercò di far desistere il Signore da qual proposito. Supponeva e credeva ciecamente che, se Dio avesse avanzato quella richiesta, così incomprensibile agli uomini, sarebbe stato per un bene maggiore.
“Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con se due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. (…) “Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi”.
Abramo non sapeva che quello del Signore era solo un bluff, un modo per metterlo alla prova e sondare ancora la sua fede, per forgiare la sua santità e farne beneficiare alle generazioni future, a noi.
Abramo non poteva immaginare che, quel giorno, avrebbe dimostrato all’umanità che si può credere, al di la di ogni ragionevole, umano dubbio.
“Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme. Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: “Padre mio!”. Rispose: “Eccomi, figlio mio”. Riprese: “Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?”. Abramo rispose: “Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!”.

L’obbedienza di Isacco

Se Abramo non svelò ad Isacco le sue intenzioni, non vuol dire che il figlio non le avesse intuite. Amorevolmente lo seguì, dimostrandogli la fiducia che meritava. Avrebbe potuto opporsi, specialmente nel momento in cui Abramo gli avrebbe puntato il coltello alla gola, tanto più che il padre era anziano e lui un giovane e vigoroso uomo.
Abramo e Isacco, si ritrovarono da soli e in silenzio, nel luogo stabilito, e stavano per compiere il sacrificio gradito a Dio.
“Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio”.

Quell’ “Eccomi” di Abramo riecheggia, da allora, da un cuore all’altro dei cristiani, che sanno fidarsi di Dio, senza esitazione alcuna (quale immersa grazia!).
Del resto, anche Gesù farà lo stesso quando, duramente provato nel Getsemani, accetterà definitivamente l’amaro calice che gli è stato chiesto di bere: la morte in croce.
Abramo è forte nella sua devozione; il viaggio per raggiungere il territorio di Moria, infatti, durò tre giorni e più, un lungo tempo per essere tentato di non obbedire al Signore, di tergiversare per allontanare, da lui e dalla sua famiglia, quel crudele destino.
Lui, però, era già sicuro che, seppure Isacco fosse morto, sarebbe stato, un giorno, risuscitato dai morti, nonostante il tempo di Gesù risorto fosse ancora storicamente lontanissimo.
San Paolo, nella sua Lettera agli Ebrei, lo conferma: “Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: Mediante Isacco avrai una tua discendenza. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo”.
Abramo pensò solo che le motivazioni del Signore sarebbero state più valide delle sue e, in qualche modo, non avrebbe permesso che la sua discendenza venisse meno. E così avvenne realmente.