Salvo D’Acquisto, il carabiniere eroe che sì sacrificò per salvare 22 ostaggi

Salvo D’Acquisto: il carabiniere eroe che offrì la sua vita per salvare la vita di 22 ostaggi, morendo a soli 22 anni.

Salvo D'Acquisto
(Websource/Archivio)

La Diocesi di Napoli ha proposto la sua storia per una causa di Beatificazione, ma dopo 3 inchieste l’ipotesi martirio è stata scartata.

Il periodo di formazione

Nato a Napoli nel 1920, Salvo D’Acquisto è stato educato dalla famiglia ai valori cattolici sin da bambino. La sua formazione cristiana è poi continuata durante tutta l’adolescenza nella scuola dei Salesiani. Sebbene sin da ragazzo mostrasse virtù caritatevoli, il giovane decise di entrare a far parte dell’Arma dei Carabinieri a 19 anni. La decisione venne presa dopo ore di preghiera per capire quale fosse la sua vocazione. Per anni dedito alla cura degli ammalati, infatti, Salvo aveva la dote innata di fare del bene, ma per rispetto delle tradizioni familiari alla fine scelse l’Arma.

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Il gesto eroico

Conclusa la Scuola di Allievi a Roma, il giovane militare venne mandato alla Compagnia Comando della Legione della Capitale. Qui rimase fino all’ottobre del 1940, quando venne mandato al fronte a Tripoli. In Nord Africa si fece conoscere dai commilitoni per la sua fede e per le sessioni di preghiera. Nel 1942 fu mandato a Torrimpietra, l’Italia era stretta nella morsa di americani e nazisti e lui si segnalò per un atto di grande eroismo.

Il 23 settembre del 1943, ventidue persone erano tenute ostaggio da un plotone d’esecuzione. D’Acquisto provò a salvarle con la diplomazia, ma non riusciva a comunicare con i militari. Questi cercavano i colpevoli di un attentato avvenuto la sera prima e lui comprese che l’unico modo per salvare le loro vite era dichiararsi colpevole. Dunque si offrì di morire e venne fucilato. Dopo qualche giorno avrebbe compiuto 23 anni.

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La causa di beatificazione

L’Arma gli conferì postuma una medaglia al valore militare. Quarant’anni dopo la sua morte L’Ordinario Militare per l’Italia si fece attore per la causa di beatificazione. Nel 1983 la Diocesi di Napoli si prese in carico l’inchiesta che durò fino al 1991 e che ricevette il nulla osta del Vaticano nel 1992. Nel 1999 venne chiesto un supplemento d’inchiesta. Si voleva attestare se la sua morte potesse essere considerata un martirio (il suo gesto è simile a quello compiuto da San Massimiliano Kolbe). Nel 2009 il Vaticano ha scartato l’ipotesi del martirio, mentre la causa di beatificazione risulta ancora aperta. I suoi resti sono conservati nella Chiesa di Santa Chiara a Napoli dal 1986.

Luca Scapatello

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