Il video che segue spiega benissimo il rapporto tra la Sacra Sindone e la scienza, che si consuma ancora nelle innumerevoli ricerche di quest’ultima, volte a spiegare chi fosse colui che, avvolto in quel telo, era stato sepolto.
Sulla stoffa e sulle polveri presenti, sull’immagine e sulle macchie di sangue che si presentano sul lenzuolo, sono state eseguite diverse analisi.
Il telo presenta un’immagine impressa, come quando il sole ingiallisce un tessuto. Non è stata determinata solo dalle macchie di sangue, ma da una qualche fonte luminosa, che ha lasciato quella effige, quella del Cristo -noi crediamo- che si preparava alla risurrezione e che sostava, ferito e torturato a morte, nel sepolcro.
Di ogni ferita inferta al Cristo, dalla coronazione di spine, al colpo di lancia al costato, dalle frustare del flagello ai chiodi nelle mani e nei piedi, c’è la straccia corrispondente sulla Sindone.
I pollini ritrovati su di essa dicono molto, sul periodo storico del lenzuolo, sulla stagione e sulla terra di origine.
Sulla Sindone, ci sono anche tracce di aloe e mirra, sostanze notoriamente utilizzate dagli ebrei per la sepoltura dei loro morti.
Tutto sembra riportare proprio al luogo del sepolcro di Cristo e le tracce di sangue indicano il tempo in cui quel corpo rimase nel sepolcro: esattamente le 36 ore di cui parla il Vangelo.
Sono molte, dunque, le prove che quel lenzuolo sia stato effettivamente il telo con cui venne avvolto il Cristo morto.
Sono tanti gli anni in cui la scienza ha a disposizione queste prove, a partire dall’immagine al negativo che è, li, impressa e che rimane il più grande dei misteri.
Questo mistero è stato anche il pretesto perché si continuasse ad indagare e a cercare di spiegare al mondo la validità della Sindone.
E’ certo che, in quel lenzuolo, c’è stato un corpo, che poi si è come dileguato, non si è spostato (avendo impresso macchie di sangue nitide e non smosse), ma è semplicemente “scomparso” da quel sito!
I credenti non hanno dubbi su cosa sia successo, mente la scienza non è ancora riuscita a rinnegare la nostra certezza.
Antonella Sanicanti
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