Quanto siamo rispettosi, nelle relazioni interpersonali?
E’ una domanda che dovremmo porci spesso, anche come cristiani, considerando che “Chiodo scaccia chiodo” è un proverbio molto in voga, al giorno d’oggi.
Egoisticamente, lo utilizziamo, per sostituire una situazione/persona non soddisfacente, con cui abbiamo appena chiuso, con un’altra nuova di zecca.
Alcuni pensano di farlo anche in amore, mentre cercano il/la perfetto/o fidanzato/a.
Quando una relazione amorosa finisce (sempre che di amore si sia trattato), uno dei due si ritrova a smaltire il dolore dell’abbandono. I più deboli, allora, pensano che sia bene colmare il vuoto con un’altra persona, disponibile, ma per cui, in quel momento, si prova esattamente nulla.
Bisogna fare silenzio e mente locale su ciò che si prova, su quello che abbiamo vissuto o agito, su quanto abbiamo perso o imparato, sulle nostre responsabilità, al fine di fare meglio in futuro o, semplicemente, scegliere più accuratamente le nostre compagnie.
Lasciamo pure che il nostro cuore sanguinante ci parli; ascoltiamo cosa ha da dire.
E’ necessario avere rispetto anche per i nostri tempi, lunghi o brevi che siamo. Il tempo cura ogni ferita, perché da modo al cuore di prendere coscienza dell’accaduto e metabolizzarlo.
Il tempo deve scorrere, fino a quando non sentiremo il desiderio di amare qualcuno riscaldare ancora la nostra giornata.
Non è affatto necessario che vi descriva cosa si prova in quel momento di rinascita: può o meno è come respirare ossigeno, dopo mesi di apnea.
Rimanere soli è una sorte crudele. Fa paura non avere nessuno con cui condividere il quotidiano, a cui raccontarsi, mentre le canzoni e i film te lo ricordano in continuazione, ma c’è di peggio: stare con qualcuno per non essere soli!
Il trucco credo sia imparare a stare con se stessi, fino a quando non ci si sentirà pronti per darsi a qualcun altro, sicuri (o quasi) di aver, finalmente, trovato la persona giusta.
Antonella Sanicanti
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