Durante la manifestazione “Restiamo liberi”, organizzata Pro vita & famiglia, un gruppo di contestatori è insorto per protestare e insultare, in nome di una “libertà” da loro stessi violata.
Quella organizzata a Fano lo scorso fine settimana da Pro vita & famiglia era una manifestazione silenziosa e pacifica. Ad interrompere il silenzio è stato un gruppo di contestatori. Dopo aver preso di mira i promotori del movimento “Restiamo liberi” i contestatori hanno iniziato a lanciare insulti e ad aggredire i partecipanti.
Come riporta il portale dell’organizzazione, non sembra esser bastato nemmeno l’intervento delle forze dell’ordine a fermare gli aggressori, giunti sul luogo per creare scompiglio. La manifestazione ha potuto riprendere il suo corso dopo che i Carabinieri hanno creato un vero e proprio cordone difensivo. Nonostante ciò, i contestatori non si sono fermati e hanno preso di mira, nello specifico, un esponente del movimento, Marco Guidi, 41 anni.
Il motivo dell’aggressione a Marco Guidi lo ha spiegato lui stesso, nell’ambito di un’intervista rilasciata in merito all’accaduto. Semplicemente, “è il loro stile comunicativo”. Quando non appartieni alla loro compagine, questo accade: “Ce l’hanno con me perché non appartengo alla loro compagine, essendo di destra e iscritto alla Lega, e questo non me lo perdonano”. Guidi ha sostenuto poi di aver ricevuto insulti anche per un altro motivo: quello di essere un gay dichiarato che partecipa a determinati spettacoli: “Non me lo perdonano”.
Ad intervenire sulla delicata questione è stato poi Angelo Bertoglio, dirigente regionale di Fratelli d’Italia, che ha commentato l’accaduto come una “una vergognosa gazzarra provocatoria”. Quella di sabato era, infatti, una pacifica e, soprattutto, silenziosa ed autorizzata manifestazione. Nel corso del suo intervento, Bertoglio ha anche commentato le vicende relative al nuovo ddl Zan, sostenendo che le persone con orientamento omosessuale, sono già ampiamente tutelate.
“Ogni riforma finalizzata a dividere le persone in categorie, proteggendone alcune più di altre, – sostiene Bertoglio – finirebbe per creare e acuire quelle discriminazioni che questa legge dice di voler combattere”. L’augurio è chegli aggressori possano essere in primis identificati e poi “sottoposti ai provvedimenti necessari”.
Fabio Amicosante
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