Il Rosario è una delle manifestazioni più popolari della devozione alla Madonna, ma siamo sicuri di recitarlo come dovremmo? Ecco due errori comuni.
A renderli manifesti è stato San Luigi Maria Grignon di Monfort, uno dei primi apostoli della devozione mariana nel mondo.
La devozione mariana tra il XX ed il XXI secolo si è diffusa in tutto il mondo. Gran parte del merito lo dobbiamo alle apparizioni mariane di Lourdes, avvenute dopo la metà del XIX secolo, e a quelle di Fatima (1917). In tempi più recenti a donare ulteriore consistenza alla devozione mariana nel mondo sono stati i messaggi della Madonna di Medjugorje (ecco l’ultimo). Se i due fenomeni sovrannaturali precedenti avevano palesato al mondo la vicinanza della Beata Vergine al popolo di Dio, quanto sta accadendo da oltre trent’anni in Bosnia ha portato ad un numero cospicuo di conversioni.
Una delle forme di devozione mariana più diffuse al mondo è la recita del Rosario. Tutti i fedeli che vanno regolarmente in chiesa sanno come essa vada affrontata, ma ci sono molte persone che nel farlo commettono degli errori. A spiegarlo è stato niente di meno che San Luigi Maria Grignon de Monfort, uno dei più grandi artefici della diffusione della devozione mariana nel mondo.
In un passo tratto dal suo libro ‘Il Segreto Meraviglioso del Santo Rosario’, il Santo di Monfort spiegava che la prima cosa da fare quando si ha intenzione di recitare il Rosario è quella di invocare lo Spirito Santo. Dopo averlo fatto questo consiglia anche di soffermarsi qualche istante a contemplare il Mistero che stai per considerare, quindi di chiedere sempre una virtù che risalta nel mistero della quale hai maggiormente bisogno. Fatto questo, si è pronti per la recita della decina, ma bisogna ricordare di avere un intenzione per cui pregare e di non avere fretta.
Sull’Intenzione San Luigi spiega: “Il primo è di non formulare nessuna intenzione prima di iniziarlo; se tu Chiedi loro perché lo recitano, non sanno che rispondere. Perciò abbi sempre di mira qualche grazia da chiedere, una virtù da imitare o una colpa da evitare“. Quindi sul non avere fretta: “Il secondo difetto, ancor più frequente, è di pensare, all’inizio della preghiera, solo a terminarla al più presto. Ciò avviene perché si considera il Rosario come una pratica onerosa che grava enormemente finché non si è recitato”.
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