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I quattro più straordinari miracoli operati da Sant’Antonio

Sant’Antonio da Padova, un santo tanto amato in tutto il mondo, è noto per i suoi numerosi miracoli. Ecco i quattro più eclatanti.

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Tra quelli più straordinari che ha operato, ne riportiamo alcuni dei più eclatanti, presenti nel suo processo canonico. Da questi quattro episodi miracolosi non si evince solo la santità di Antonio, ma anche la grandezza dei doni di cui lo ricolmò nostro Signore, e che lui mise sempre a disposizione degli altri per la loro edificazione.

Il neonato che parla

A Ferrara, come riportava Padova Oggi, una famiglia è stretta nella morsa della gelosia e del sospetto: un padre si rifiuta di prendere in braccio il figlio neonato perché certo di un tradimento della moglie. Sant’Antonio allora, preso in braccio il bambino, esclama: “Ti scongiuro in nome di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, nato da Maria vergine, di dirmi a voce chiara, così che tutti sentano, chi è tuo padre”. Il bambino, fissando il padre negli occhi e non potendo muovere le mani a causa delle fasce dove è avvolto, dice: “Ecco, questo è mio padre!”. Rivoltosi all’uomo il Santo aggiunge: Prendi tuo figlio, e ama tua moglie, che è intemerata e merita tutta la tua riconoscenza”.

Il piede ricongiunto

Un padovano, di nome Leonardo, confessa a sant’Antonio di aver dato violentemente un calcio alla madre. Antonio allora con aria desolata esclama: “Il piede che colpisce la madre o il padre, meriterebbe di essere tagliato all’istante”. A quel punto l’uomo, tornando a casa, preso dai rimorsi, si recide il piede. Subito la notizia si diffonde ed arriva al santo, che raggiunge prontamente l’uomo e, dopo una preghiera, miracolosamente ricongiunge il piede mozzato alla gamba.
La straordinarietà del miracolo è che il piede rimase attaccato alla gamba, tanto che l’uomo si alzò in piedi saltellando, lodando Dio e ringraziando il santo.

La predica ai pesci

Analoga alla predica agli uccelli di San Francesco, nell’agiografia di Sant’Antonio troviamo la predica ai pesci. Sarebbe avvenuta a Rimini, dove la città era saldamente in mano ad un gruppo di eretici. All’arrivo del francescano, i capi ordinano di creare il vuoto attorno a lui e di chiuderlo in un silenzio serrato. Infatti, al suo arrivo Antonio non trova nessuno a cui rivolgere parola: tutte le chiese sono vuote. Perfino in piazza, nessuno si cura di ciò che dice. Arrivato al mare, così, comincia a chiamare il suo uditorio: Dal momento che voi dimostrate di essere indegni della parola di Dio, ecco, mi rivolgo ai pesci, per confondere più apertamente la vostra incredulità”. A quel punto i pesci affiorarono ordinatamente in migliaia dall’acqua, ad ascoltare la sua predicazione.

Sant’Antonio e Gesù Bambino

Poco prima della sua morte, Antonio si ritira a Camposampiero, nelle vicinanze di Padova, nel luogo che il signore del posto, il conte Tiso, ha affidato ai francescani. Mentre cammina nel bosco nota un grosso albero di noci, e gli viene l’idea di farsi costruire lì una piccola cella. Antonio passa lì in contemplazione le sue giornate, tornando all’eremo solo di notte. Una sera, il conte Tiso si reca nel convento nella stanzetta di Antonio, e nota dalla porta socchiusa un bagliore splendente. Temendo un incendio, con forza spinge la porta e si trova davanti all’incredibile: Antonio sta stringendo tra le braccia Gesù Bambino. Una volta ripresosi dall’estasi, il Santo chiede a Tiso di non dire a nessuno di quell’apparizione, che il conte rivelerà solo dopo la morte del Santo.

Elisa Pallotta

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Elisa Pallotta

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