E’ uno degli atteggiamenti incoerenti nei quali spesso scivola un cristiano, e che lo allontana da un autentico cammino di fede.
Pregare solo per ottenere qualcosa, portare con se il Rosario o l’immaginetta di un santino perché “ci portino fortuna” per una certa situazione, passare in chiesa solo se abbiamo bisogno. La superstizione tocca e trascende, molte volte, la vera fede, portando a confonderci.
Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha ceduto alla superstizione. È un qualcosa che c’è sempre stata e andrà sempre di moda. E’ una credenza di natura irrazionale che influisce sul pensiero e sulla condotta di vita delle persone che la fanno propria.
Ma in cosa consiste l’esser superstiziosi? Generalmente si concretizza nel convincersi che gli eventi futuri possano essere influenzati da particolari comportamenti senza che si possa dimostrare, anche solo con la ragione, che possano venir fuori solo da una relazione causale.
Tante sono “quelle pratiche” che portano a confondere la fede con la superstizione: dalla corona del Rosario portata al collo, non per recitarlo tutti i giorni, ma perché così “sentiamo la protezione della Vergine più da vicino”.
O anche segnarsi, con il segno della Croce, tre volte prima di fare un qualcosa “per evitare che il malocchio possa attaccarci”. Oppure portare con sé, sempre in certe particolari e difficili occasioni, l’immaginetta di un santo come fosse un “amuleto antisfiga”.
Una cosa è la fede e una cosa è la superstizione. Sono una l’opposto dell’altra. La Corona del Rosario sì, possiamo averla con noi, ma se ogni giorno ci dedichiamo a Maria e recitiamo a lei la preghiera. Chiedere ad un Santo una particolare benedizione certo che si può, ma che non sia solo quando conviene e ci fa comodo.
La superstizione è peccato e, non deve, assolutamente avere niente a che fare con la fede.
Credere in Dio non deve prescindere dall’esser superstiziosi o avere paura che le cose accadano perché “Dio ha voluto così”. Il Signore è sempre al nostro fianco e mai permette che inciampiamo, tantomeno in situazione in cui la superstizione possa farne da padrona.
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ROSALIA GIGLIANO
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