Quando lo sport non ti basta: campionessa olimpica trova la Fede

Ha conquistato per ben tre volte la medaglia olimpica ma non si sentiva pienamente felice. Il suo racconto commuove fino nel profondo. 

Era l’anno delle Olimpiadi di Atlanta e Dawes e le sue compagne di squadra erano già conosciute come le “magnifiche sette”, essendo stato il primo team femminile a conquistare un oro. Dominique Dawes, oggi quarantaquattrenne ricorda.

Con il cuore a mille, davanti agli occhi del mondo intero

Al Georgia Dom, con 50mila spettatori in presenza e forse un miliardo in mondovisione, poco prima della sua performance, la giovane atleta ebbe una sorta di crollo emotivo. “Oh, mio Dio, questo è troppo per me – furono le sue sensazioni –. E se commetto un errore adesso? Non mi sento pronta… Ed era qualcosa per cui mi ero preparata per tutta la mia infanzia”, ha confidato Dawes in un’intervista a Catholic News Agency.

Amanda Borden, capitana della sua squadra, si inginocchiò accanto a Dominique. Le due ginnaste si misero a pregare e Dawes comprese che Dio era dalla sua parte, anche in quel momento di tensione alle stelle. Dopo quella preghiera, “mi sentii libera” e “leggera”. Fu come se Dio le avesse ricordato che “non ero sola”.

Dominique Dawes è cresciuta in una famiglia di fede battista. Sua madre era catechista. A soli nove o dieci anni, lasciò la famiglia per dedicarsi alla ginnastica a tempo pieno. Il suo allenatore non era credente ma lei ha continuato ad aggrapparsi alla fede.

L’ex ginnasta ha confidato che l’educazione religiosa ricevuta durante l’infanzia l’ha sempre aiutata a stare “con i piedi per terra”, dandole un buon livello di “discernimento” e tenendola lontana da “alcune persone e situazioni che forse non erano le più salutari per me”.

Quando lo sport non ti basta

A un certo momento della sua vita, quando ormai la sua carriera agonistica stava decollando, Dawes ha iniziato a frequentare una chiesa interconfessionale, avviando degli studi biblici e prendendo parte a conferenze sulla fede. “Stavo solo cercando la pace, la gioia e la felicità”, ha raccontato.

Eppure, anche dopo la conquista dei primi campionati nazionali e, in seguito, delle prime medaglie olimpiche, Dominique si sentiva sempre più insoddisfatta. Cercava uno stato di “completezza”.

Avendo sacrificato più di metà della sua vita per la ginnastica, con oltre 36 ore di allenamenti settimanali, la giovane Dawes provava un forte senso di solitudine. Pur allenandosi assieme alle compagne di squadra, nessuna di queste era al suo livello.

La via di uscita a questa inquietudine esistenziale, alle fine, era sempre Gesù Cristo. A volte si svegliava nel cuore della notte, inginocchiandosi e invocandoLo. A quell’età, Dawes aveva già capito che il mondo dello sport era pieno di lusinghe, insidie e, per molti versi, “pieno di una cultura malsana”.

Dominique Dawes si è ritirata dalle competizioni agonistiche nel 2000. In quello stesso periodo, ha iniziato a frequentare una parrocchia cattolica a Rockville nei pressi di nei Washington. All’epoca non sapeva nulla della fede cattolica, quindi, semplicemente aveva sentito una “chiamata ad essere lì”. Apprezzava, in particolare, quel “senso di pace e di silenzio”.

Il richiamo della Madre

Qualche anno dopo l’ormai ex ginnasta si iscrisse al Rito d’Iniziazione Cristiana per Adulti e si avvicinò alla Chiesa Cattolica con sempre maggiore convinzione. Iniziò in particolare a coltivare una speciale dedizione alla Vergine Maria. Le era mancata la figura materna e cercava “quelle braccia amorevoli in cui provare una sensazione di conforto e amore, che non avevo mai avuto da bambina”.

Dawes è diventata cattolica nel 2013. Nel frattempo, ha sposato un insegnante di una scuola cattolica, con cui ha avuto quattro figli.

Sua nonna, che non ha mai conosciuto, era cattolica ed era stata battezzata con il nome di Kateri Tekakwitha, in omaccio alla prima santa pellerossa. La nonna di Dominique era lei stessa una nativa americana. L’ex ginnasta è convinta che sia stata proprio la nonna, dal Cielo, a guidarla nel suo ingresso nella Chiesa Cattolica.

Oggi, Dominique Dawes continua ad occuparsi di sport: ha acquistato un’accademia di ginnastica per ragazzi nell’area di Washington DC. Il suo sogno è ora quello di educare i giovani sportivi a valori sani, lontani dalla competizione disumanizzante che le era stata inculcata da bambina.

Credere in uno sport sano

Ovviamente, spiega, non è la ginnastica ad essere uno “sport insano e corrotto”. Tutto dipende dalla “cultura che è determinata dalle persone”. Anche per questo, Dawes è particolarmente attenta nella selezione degli allenatori per le sue allieve ginnaste. “Le persone che lavorano nel team sono davvero positive”, ha detto, e ciò “mi stupisce, visto l’ambiente critico da cui provengo”.

Quando ha aperto la sua struttura, Dawes ha detto al marito: “Vorrei un cartello con su scritto: ‘sei abbastanza’. Vorrei che ogni ragazzo e ragazza che vengono da me si rendano conto che hanno dentro di sé tutto ciò che serve loro per aver successo nella vita. E che bastano a se stessi, mentre nel mondo dello sport ti insegnano che non sei mai abbastanza”.

Il suo motto biblico è: “Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4,13). “Devo ricordarmelo costantemente – ha detto – perché devo ricordare a me stessa che non sono sola. Non facevo ginnastica da sola. Non mi sono formata da sola nella stanza di mia madre. Non mi è stato dato questo dono da sola”.

Ogni volta che ho paura o provo un senso di ansia, ricordo a me stessa che Lui è al mio fianco. A volte ho bisogno di sedermi, stare sul sedile del passeggero perché Lui sa cosa è meglio per me”, ha concluso Dawes.

Luca Marcolivio

 

Fonte: Catholic News Agency

 

 

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