Quando muore una persona cara, come facciamo a sapere se è in Paradiso?

Una domanda che molti cristiani si pongono, specialmente quando vivono il dolore della perdita di un proprio caro. È un interrogativo che da sempre si presenta alla cristianità, con risposte che fanno discutere, al punto da creare grandi divisioni. 

Tutti infatti hanno un caro che è venuto a mancare e per il quale, spesso, cerchiamo in modi differenti di lucrare per lui una grazia, affinché possa riposare in pace anche nel luogo in cui si trova oltre la vita materiale. Su questo spesso ci si pone domande.

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Infatti spesso e volentieri non si è certi di come comportarsi, o ancora meno di descrivere in maniera precisa che cosa si sta facendo, magari a qualche persona che ce lo chiede. I fattori che entrano in gioco nel rapporto tra noi e i nostri cari defunti, infatti, sono molti, e riguardano la sfera dei sentimenti personali, e del dolore per la loro perdita. Ma anche, ad esempio, la vita della persona in questione.

La domanda che spesso ci si pone per i nostri cari

A seconda se il caro defunto si è comportato bene oppure meno in vita tendiamo a credere che si trovi in Paradiso, nel purgatorio, o magari persino all’inferno. Ci sono infatti esperienze personali che hanno segnato il cuore del fedele e che gli dona una percezione riguardo a dove si trovi quel parente, e se magari sia in Paradiso.

Ma talvolta si può anche trattare di una percezione personale, e tutto ciò è sicuramente molto difficile da comprendere, da spiegare, o magari persino darne una risposta. Tuttavia, questi aspetti incerti e poco chiari diventano assolutamente nitidi negli della persona che si pone la domanda, e che ad esempio ha amato in vita l’uomo o la donna che ora non c’è più.

Alcune volte, c’è chi afferma di avere dei segni direttamente dalla persona che non si trova più in vita. Come un profumo, un avvenimento particolare, o magari un sogno. Solitamente, il contatto con le persone che sono passate a miglior vita avviene attraverso la preghiera, per esempio grazie all’intermediazione dei santi. Nella preghiera si chiede anche al Signore che i nostri cari possano stare sereni per l’eternità, e soprattutto in cielo.

Il delicato e importante tema dell’indulgenza per i cristiani

Il tema dell’indulgenza tuttavia è molto importante per la storia della cristianità, tanto che arrivò persino a dare vita alla riforma protestante di Martin Lutero e allo scisma forse più duro per l’intera cristianità. Qualcuno era infatti convinto che si potesse lucrare, addirittura con denaro, la certezza della salvezza di una persona cara. Una realtà però distante da quanto è scritto nella Bibbia.

La verità è che, come scritto nella Lettera ai Romani, i cristiani sono soprattutto “salvati nella speranza”. Nonostante talvolta si voglia a tutti costi giungere ad ottenere una garanzia di qualche tipo, plasmati forse dalla mentalità materialistica e persino burocratica del mondo in cui viviamo. Allora si invoca una sorta di “timbro” che garantisca la pace eterna per i nostri cari.

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La prassi invece di pregare per venire in aiuto ai defunti nella loro condizione oltre la vita terrena, esiste fin dall’antico giudaismo ed è in seguito stata adottata con naturalezza dai cristiani, tanto da essere oggi molto comune alle Chiese sia orientali che occidentali. Oltre a questo, alle anime dei defunti può essere dato una sorta di “ristoro e refrigerio” attraverso l’Eucaristia, la preghiera e l’elemosina.

L’amore vince la morte, e la Comunione delle anime va oltre il mondo

Di certo, l’amore vince anche la morte, come ci ha insegnato Gesù con la Sua stessa vita, di conseguenza il nostro amore con certezza giunge nell’aldilà alle persone che noi cerchiamo con tutto il cuore, a cui si rimane legati con vincoli che vanno oltre ogni condizione visibile.

Le nostre esistenze, infatti, sono in totale comunione, specialmente quando ci si ama senza condizioni. Di conseguenza, la propria vita è legata a quella di un caro ben oltre la vita sensibile e terrena. Come anche la nostra intercessione per un caro non è di certo una cosa per lui estranea, nemmeno dopo la morte.

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La nostra preghiera, in luogo di ringraziamento per un defunto e per quanto ha compiuto in vita, o anche di perdono, può significare una vera e propria tappa per la sua purificazione. Nella comunione delle anime, infatti, i fattori che caratterizzano il mondo sensibile, come lo spazio e il tempo, si vengono ad annullare.

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Perciò si può concludere che la speranza nostra coincide in tutto e per tutto con la speranza degli altri, specialmente dei nostri cari. Ed è solamente in questo modo che diventa speranza piena anche per noi.

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