Qual é il significato del termine “Messa” sin dai tempi più antichi?

La partecipazione alla Santa Messa domenicale è uno dei momenti più belli per la vita di un cristiano. Ma perché si chiama in questo modo?

calice e ostie per la messa
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La domanda, molto semplice, di un fedele, ci pone davanti ad un quesito che molte volte ci siamo posti, ma che mai abbiamo avuto il coraggio di chiedere, per non sembrar “troppo elementari”. Un sacerdote ci spiega l’origine della parola.

Ci domandiamo: da dove deriva il termine Santa Messa

La parola “Messa”: sappiamo cosa vuol dire? O meglio: lo pronunciamo come se fosse una parola d’uso comune e quotidiano. Ma in realtà, non tutti conoscono l’origine e il suo vero significato. Padre Angelo risponde a una domanda di un fedele: “Questa volta ho una domanda semplice e forse anche un po’ banale: cosa significa esattamente il termine Messa? – chiede.

Il sacerdote parte dall’inizio: “Non si tratta di una domanda banale perché dappertutto si usa la parola “Messa”, ma ben pochi sanno il motivo per cui il sacrificio eucaristico viene designato con questo nome. Questa parola compare, forse per la prima volta, in una lettera di Sant’Ambrogio alla sorella Marcellina.

Siamo nel IV secolo. Non è escluso però che l’impiego di questa parola sia più antico e sia stato usato dai cristiani ai tempi delle persecuzioni per occultare ciò che avevano di più caro: l’eucaristia, il sacrificio di Cristo, il memoriale della passione e morte del Signore”.

Padre Angelo: “All’inizio era un congedo dopo la celebrazione Eucaristica”

Ma perché si usa questa parola così specifica? “Molti pensano che le cose siano andate così: dal momento che nei primi secoli cristiani i catecumeni potevano presenziare solo alla prima parte dell’Eucaristia, e cioè potevano partecipare solo alla liturgia della Parola e non al sacrificio, terminata questa parte venivano congedati, e cioè “missi” o “dimissi”. La stessa cosa avveniva anche per i penitenti.

A quei tempi la penitenza per i peccati commessi era pubblica. Finita la loro parte (la liturgia penitenziale?) venivano anch’essi congedati, e cioè “missi” o “dimissi”. Terminata poi la celebrazione eucaristia, tutta la comunità era licenziata, congedata. Per questo ripetersi non solo della parola “missi” o “missa”, ma anche dei congedi di varie porzioni della comunità, l’intera celebrazione sarebbe stata chiamata Messa (in latino Missa).

Nello stesso tempo, come ho detto, con questo termine si occultava la celebrazione davanti ai pagani. La parola ebbe subito grande risonanza, entrando nel vocabolario stesso della celebrazione che viene designata con la parola “Missa”. Alla sua conclusione, il diacono o il sacerdote diceva: “Ite, Missa est”, “Andate, la Messa è finita” – spiega Padre Angelo.

sacerdote che celebra messa
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Dal 1332, inizia ad esser indicato anche nel Catechismo

Ci sono, però, anche altre interpretazioni circa l’origine del termine “Messa”: “Una di questa viene indicata dal Catechismo della Chiesa cattolica al n. 1332. Dopo aver ricordato che questo sacramento viene designato con molte parole, di cui ne offre il significato, come Eucaristia, Cena del Signore, Memoriale della Passione e della Risurrezione del Signore, Comunione, infine riporta anche quello di Santa Messa.

E commenta: “La liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli (missio) affinché compiano la volontà di Dio nella vita quotidiana”. Quell’invio dei fedeli, con l’aggiunta in parentesi della parola (missio), che evoca le parole missi, missa, starebbe a significare che in antico quando si congedava la comunità al termine della celebrazione eucaristica, si ricordava che da qual momento iniziava per tutti una missione (missio), quella di testimoniare con la vita cioè che avevano celebrato.

E siccome avevano celebrato l’immolazione del Signore, anche i cristiani dovevano immolarsi gli uni verso gli altri offrendo il sacrificio della loro vita a Dio in unione con il sacrificio di Cristo. In un documento importante del III secolo, chiamato Tradizione Apostolica, attribuito ad Ippolito di Roma, alla fine della descrizione della celebrazione della veglia pasquale, si legge: “Terminato questo rituale, ciascuno si curi di compiere buone azioni, di piacere a Dio e di vivere rettamente, aderendo con zelo ai principi della Chiesa, mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti e progredendo nella pietà”.

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“Missione della comunità”

La Messa è, quindi, la missione di una comunità: “Ecco la missio, la missione: la comunità cristiana è mandata (in latino “missa”) a testimoniare quanto ha celebrato. La Celebrazione eucaristica, che è il momento più alto della comunità cristiana, diventa così il lievito della vita dei cristiani. Ne diventa il punto di partenza e il punto di arrivo” – conclude il sacerdote.

Fonte: amicidomenicani

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ROSALIA GIGLIANO

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