Il Professore Joseph Nicolosi: L’omosessualità può derivare un’affettività immatura

 

 

 

 

Joseph Nicolosi era uno psicologo cattolico, scomparso qualche giorno fa.

Aveva conseguito la laurea alla “New School for Social Research” e si era poi specializzato in psicologia clinica alla “California School of Professional Psychology” di Los Angeles.

Il suo percorso di studi e la sua impronta religiosa lo hanno portato a definire e a indagare un ambito preciso e molto discusso.

Per tutta la vita ha studiato casi di omosessuali e ha desiderato formulare una terapia adatta alla loro condizione.

Nel 1980 aveva cominciato la sua opera alla “Thomas Aquinas Psychological Clinic”, offrendo sostegno psicologico agli omosessuali che non amavano esser tali.

Nel 1992, con Benjamin Kaufman e Charles Socarides, fonda il NARTH (National Association for Research & Therapy of Homosexuality), dove perfeziona il suo modello clinico.

Il suo lavoro cercava di trovare e sperimentare una terapia detta ripartiva, che potesse ri-condizionare  l’orientamento sessuale dei pazienti omosessuali.

Secondo Nicolosi, infatti, gli omosessuali sono eterosessuali in cui lo sviluppo nella sessualità, tra l’infanzia e l’adolescenza, non ha avuto un percorso standard. E’stato anzi deviato da particolari circostanze e situazioni, vissute dal paziente in quel periodo critico.

In quest’ottica l’omosessualità è un’affettività immatura, le cui cause sono da ricercare nella carenza o prevalenza delle figure genitoriali, nel loro ruolo familiare.

In Italia Nicolosi ha presentato più volte il risultato delle sue ricerche ed ha pubblicato diversi libri sull’argomento, come “Omosessualità maschile: un nuovo approccio”; “Omosessualità. Una guida per i genitori”; “Oltre l’omosessualità. Ascolto terapeutico e trasformazione”; “Identità di genere. Manuale di orientamento”.

Una scelta molto coraggiosa quella del dottor Nicolasi, che è stata additata -come ci si potrebbe aspettare- dalle associazioni gay e imputata come pretesto per la diffusione dell’omofobia.

Nicolosi ha però sempre sottolineato e ribadito che nel suo atteggiamento non c’era nessun atto discriminatorio e che la sua terapia era applicabile solo a coloro che, da omosessuali, non volevano accettare la propria propensione sessuale.