Coronavirus: il primo morto di Covid non è morto per il Covid

La triste rivelazione: anche il primo morto di Covid nello scorso febbraio, a Vo Euganeo, non è morto per colpa del virus.

Covid morto no Covid
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Si tratta di quanto emerso dall’autopsia sul corpo di Adriano Trevisan, deceduto il il 21 febbraio scorso a 78 anni. L’autopsia richiesta dalla Procura di Padova, eseguita dalla morte di febbraio solamente nei giorni scorsi, avrebbe messo in luce un’amara verità.

Sorpresa: il paziente 1 del Coronavirus non è morto per Coronavirus

L’uomo, nonostante le paginate che si sono scritte su tutti i giornali, esentava gravi patologie cronico-degenerative pregresse. Di conseguenza, come spiega il quotidiano La Nuova Bussola Quotidiana, non sarebbe in alcun modo riconducibile al virus.

Una dinamica triste ma che purtroppo si è verificata in numerose altre occasioni. Da sempre si è specificato che il Coronavirus colpisce in particolare le persone che hanno gravi patologie pregresse, e che per questo sono già fragili. Per cui fin da subito c’era chi ha provato a chiedere di distinguere con chiarezza tra i morti di Coronavirus e morti con Coronavirus.

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Ci si chiede quali siano le ragioni di questi dati falsi o imprecisi

Così però non è stato. Ci si chiede quali siano le ragioni. Secondo alcuni, eccessiva precauzione. Secondo altri, mero interesse e tornaconto personale o delle strutture ospedaliere. Per altri ancora, il modo per interi paesi di poter negoziare fondi e sussidi maggiori. Oppure, persino, una parte di un piano più ampio di riconversione sociale ai più sconosciuto.

Conte aveva subito silenziato i vertici dell’Istituto Superiore di Sanità quando ha provato a chiedere di operare questa distinzione. Forse l’obiettivo dell’esecutivo era quella di fare lievitare in maniera esponenziale il numero dei decessi, così che una volta aumentata la paura collettiva il governo avrebbe avuto mano più libera per implementare le misure che desideravano? Anche nel caso fossero lacrime e sangue?

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Covid: Le domande scomode di cui non si ha ancora alcuna risposta

La domanda, che sale da molti ambienti, sembra legittima. Ma l’esito di questa autopsia mostra quindi, ancora una volta, che non tutta la verità è stata raccontata. Per errore o malafede, non è andato tutto come si è detto. Per mesi si è parlato del paziente 1, ma che tale non era affatto. Si trattava al contrario di un signore deceduto a causa di alcune malattie pregresse.

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Un altro dato venuto alla luce dalle autopsie, è che molti pazienti sono deceduto per CID, Coagulazione Intravascolare Disseminata. Ovvero per una formazione di “grumi” nel sangue, insieme a delle trombosi, che precedono la polmonite interstiziale doppia. Tutto questo dimostra che anche i trattamenti negli ospedali, basati sulla ventilazione meccanica nelle terapie intensive, non erano affatto risolutivi.

Covid: molti defunti cremati senza autopsia per ordine del governo

Insomma, l’unico modo per capire cosa ha portato ai decessi sono le autopsie. Ma perché in Italia non sono state fatte, e talvolta, come noto, i cadaveri sono stati inviati direttamente alle cremazioni, senza nemmeno alcun consenso della famiglia? La risposta è semplice. Si tratta di quanto ha disposto di fare il governo. C’è una circolare che mette tutto questo nero su bianco.

 

Titolo: “Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia Covid-19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione”. In questa la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria invitava tutti i competenti a comportarsi come veniva loro indicato. Al punto C di questa circolare si scriveva: ”Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati Covid 19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio”.

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Il perché, però, è ancora sconosciuto. Nella circolare non vi era nessuna spiegazione. 

Giovanni Bernardi

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