Ogni volta che ci troviamo di fronte ad una sciagura, determinata da un evento sismico, ci chiediamo se avessimo potuto fare qualcosa, per salvare, per avvisare, per allertare le persone rimaste sotto le macerie.
A parte le discussioni sulle responsabilità, di chi ha usato un materiale non idoneo alle costruzioni poi crollate, e l’apprezzamento, per chi si è immediatamente mobilitato per i soccorsi, l’attenzione viene rivolta, spesso, ai ricercatori dell’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Per questi esperti del sottosuolo, arrivare un giorno a prevedere i terremoti è uno scopo importantissimo, che stanno perseguendo da moltissimi anni.
Le ricerche dell’INGV mirano a captare ogni minimo segnale, ogni movimento della crosta terrestre, che possa definirsi un indizio, su cui basare delle previsioni.
Una delle ultime ricerche, frutto di sei anni di osservazioni e intensi studi, pubblicata anche su Scientific Reports, ha dato degli ottimi spunti di discussione, in merito alla questione.
Si è potuto dedurre, infatti, che, dopo terremoti violenti, come quello accaduto qualche anno fa all’Aquila, il suolo abbia subito un abbassamento, nella zona interessata dal sisma, prima che venisse colpita dal fenomeno.
L’abbassamento del terreno, quindi, sarebbe indicativo di un terremoto, ma non darebbe (almeno per ora), purtroppo, nessuna informazione sull’esatto momento in cui potrebbe verificarsi.
Come a dire che, per quel che si conosce oggi sui terremoti e la loro evoluzione, queste modifiche della crosta terrestre potrebbero indicare tutto o nulla.
Il dato è comunque ritenuto interessante, anche se assolutamente non sufficiente o risolutivo.
Infatti, all’Aquila, il terreno si era abbassato di 15 millimetri, ma a partire da tre anni prima del terremoto del 2009.
Un indizio troppo generico e non codificabile, perché se ne desse notizia, ma, con ogni probabilità, quella poteva essere una fase preparatoria.
Uno dei fautori della ricerca, il signor Marco Moro, spiega: “La deformazione osservata prima del terremoto è stata indotta dal cedimento di alcuni livelli stratigrafici, causato dal progressivo abbassamento delle falde acquifere superficiali, determinato a sua volta dalla migrazione dei fluidi in profondità.”.
Le osservazioni sono state effettuate dal satellite con delle tecniche interferometriche; prossimamente, cercheranno di trovare un riscontro in altre aree geografiche, colpite da fenomeni/ tragedie simili.
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