Prete pedofilo a Calenzano: la procura chiede la custodia in carcere

Prete pedofilo a Calenzano: la procura chiede la custodia in carcereIeri mattina il sacerdote Paolo Glaentzer, sorpreso qualche giorno prima in atteggiamenti intimi con una bambina di 10 anni all’interno della sua auto a Calenzano è stato ascoltato dal Gip del Tribunale di Prato al quale la Procura, al termine dell’udienza, ha richiesto la custodia cautelare in carcere ai suoi danni. Il sacerdote, dinnanzi al Gip ha confermato quanto ammesso nei giorni precedenti, ovvero che con la bambina c’erano già stati dei contatti del genere, ma che la famiglia era totalmente all’oscuro di quanto stava capitando. A fermare il brutale atto di violenza ai danni della bambina è stato uno dei vicini di casa che, insospettito dalla presenza in auto della piccola con il parroco, ha chiamato alcuni membri del vicinato per fermarlo e farlo arrestare.

Il vergognoso crimine di padre Glaentzer

Nonostante la richiesta della Procura di Prato, il Gip ha stabilito che per il momento il sacerdote rimarrà agli arresti domiciliari, una decisione che non è piaciuta a molti. Stefania Saccardi, assessore regionale al Welfare della Regione Toscana, sull’accaduto ha dichiarato: “E’ una notizia pazzesca allucinante, sicuramente terribile, non solo per il fatto, ma anche per i soggetti che coinvolge. Naturalmente in questo momento dobbiamo avere il massimo riserbo e rispetto per le indagini che sono in corso, ma se i fatti fossero confermati sarebbero veramente sconvolgenti”.

In aggiunta alle parole di sconcerto dell’assessore, c’è l’auspicio di Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia che si augura una dura punizione da parte della stessa Chiesa come segno che tali comportamenti non sono e non possono essere tollerati, specialmente se ad essere colpiti sono i soggetti più vulnerabili della società, come appunto le bambine: “Da cattolico mi auguro che la Chiesa intervenga con durezza, da uomo delle istituzioni chiedo per lui la castrazione come per tutti i molestatori pedofili”. Il rammarico, la rabbia e la frustrazione dopo un simile caso (purtroppo non il primo in Italia) non possono che essere condivisi e, sebbene la castrazione auspicata da Donzelli è forse una pena eccessiva, è necessario che la Chiesa abbia un maggior controllo sui propri sacerdoti e faccia capire loro che da oggi non esiste alcuna forma di tutela. Il processo è stato avviato da papa Francesco, ma ancora la strada sembra lunga ed irta di ostacoli.

Luca Scapatello