Pregano il rosario e vengono arrestati, Perchè due pesi e due misure?

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Arabia Saudita: deportati 27 libanesi perché scoperti a pregare la Madonna in casa

Arabia Saudita, 27 persone si riuniscono in casa a pregare la Madonna per la festa dell’Assunzione con in mano una copia della Bibbia. Il gesto sacro di riunione ed espressione della fede cristiana è considerato un gravissimo reato nel paese arabo (in Arabia Saudita l’unica religione riconosciuta è l’Islam Sunnita), così, la polizia religiosa, i “Mutawaa”, una volta scoperto il luogo di preghiera hanno prima arrestato i cristiani libanesi e successivamente provveduto all’espulsione degli stessi dal paese.

In Arabia Saudita c’è un una grande rappresentanza di cristiani (circa 125 mila persone) la maggior parte dei quali sono stranieri emigrati per lavoro. A tutti coloro che possiedono un culto diverso da quello Islamico sunnita è permesso di pregare nelle proprie case, ma non di farlo in un luogo pubblico che possa costituire una chiesa, un luogo di riferimento per i fedeli. Ciò che viene impedito, insomma, è la creazione di un luogo di aggregazione, un luogo che non deve essere per forza adibito a quello scopo com’è stato nel caso dei 27 Libanesi cristiani arrestati durante la festa per l’Assunzione.

Il motivo di questo divieto è stato parzialmente spiegato dal Vicario dell’Arabia settentrionale al meeting di Rimini: “Se sono più di due non possono riunirsi perché vengono considerati come se fossero una chiesa e una chiesa non può essere costruita dentro la grande moschea che è l’Arabia Saudita”. In Arabia Saudità c’è dunque libertà di culto ma non di espressione della propria fede, una violazione che spesso è stata punita con la detenzione in carcere (basti pensare ai 35 etiopi cristiani arrestati nel 2012, compresi donne e bambini, ed ai 27 indiani arrestati nel 2014) e che in questo caso ha causato solo l’espulsione dal paese.