Povia si confessa: Padre Pio mi ha salvato

Da qualche tempo Giuseppe Povia e Gianfranco Amato hanno inaugurato una serie di concerti conferenze in giro per l’Italia dal titolo emblematico ‘Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico’. Le canzoni ed i discorsi trattano temi importanti e di attualità come unioni civili, stepchild adoption, aborto e utero in affitto. L’intento è quello di educare i fedeli e chi vorrà presenziare a non farsi abbindolare dal pensiero unificato che viene trasmesso tramite i media e presenta quindi un contro pensiero utile a riflettere su questioni di attualità.

In occasione del concerto inaugurale tenuto nella parrocchia romana Santissima Maria Immacola e San Vincenzo De Paoli di Tor Sapienza, la giornalista di ‘Aleteia’ Silvia Lucchetti ha avuto l’occasione di parlare con il cantante vincitore di Sanremo con ‘Vorrei avere un becco’ nel 2006. Una chiacchierata che ha svelato la natura umile e religiosa di un personaggio pubblico che in questi 10 anni ha assunto uno spessore sociale differente da quello degli altri artisti del jet set italiano.

La prima curiosità della redattrice riguarda la natura e l’origine della fede del cantante, la risposta ha sorpreso tutti quanti: “Io sono sempre stato vicino alla fede. Quando ero piccolino andavo in chiesa, mia mamma mi portava con lei e se non andavo a messa non potevo giocare a pallone. Allora prima messa e poi partita di calcio. Con il tempo crescendo, dopo il catechismo, mi sono allontanato, forse anche perché ascoltavo ma non capivo davvero. Verso i 24 anni ho cominciato a stare male, una grande depressione. Soffrivo di attacchi di panico, un’ansia terribile, ho avuto problemi di dipendenza e abuso di droga e alcol, e sono stato un anno e mezzo in una comunità di recupero facendo anche un cammino spirituale”.

L’adolescenza difficile lo aveva allontanato dalla fede ed avvicinato alla droga, ma qualcosa nella sua vita non andava, il profondo desiderio di colmare un vuoto infinito non poteva essere soddisfatto attraverso l’assunzione di droghe e presto la sua mente glielo ha fatto presente sotto forma di attacchi di panico. L’intervistatrice si chiede, quindi, cosa lo ha fatto propendere verso la fede come strumento di salvezza da quella angoscia e Povia ancora una volta lascia di stucco l’intervistatrice: “Poi nel 1997, o forse era il ’98, ho avuto un segno da padre Pio, solo che quando lo racconto c’è sempre qualcuno che storce il naso perché non è credente e non mi crede, anche se io penso che coloro che affermano di essere atei non lo siano veramente”.

Destino (o Dio-incidenza) volle che per l’occasione fosse il compleanno di Padre Pio e quando la giornalista lo fa notare a Povia questo si mette a sorridere e racconta quanto accaduto quel pomeriggio in cui il Santo da Petralcina lo fece riavvicinare a Dio: “Stavo salendo in casa a Roma ed ero molto depresso, non uscivo mai, andavo soltanto a lavorare, ma sempre con il magone perché avevo costantemente la paura di svenire. Dicevo il rosario perché poi quando non ti aiuta nessuno o ti affidi o ti sfidi, quindi mi sono affidato, stavo molto male e pregavo. Adesso te lo racconto così ma ero disperato. Quel giorno in tutto il palazzo hanno cominciato a vociferare che si sentiva il profumo di padre Pio. Venne un gruppo di signore a bussarmi alla porta per dirmi che c’era molto forte questo profumo di rose, un odore intenso che io non sentivo, mentre loro continuavano ad affermare che me lo sentivano addosso, che veniva da me e che era il profumo di padre Pio. Io piangevo. Non conoscevo padre Pio, pregavo soltanto il rosario. Ma da quel giorno, dopo aver ricevuto questo segno, non mi sono sentito più solo, ho cominciato a credere di più, mi sono avvicinato, la mia fede è cresciuta. È come una presa che se anche tu molli Lui ti tiene sempre”.