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Perché c’è la sofferenza? I Santi ci insegnano a darle un senso

Se ci chiediamo il perché della sofferenza, c’è un grande punto interrogativo che ci sovrasta. Ecco come i Santi ci insegnano a viverla e a darle un senso.

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La sofferenza è un mistero, che in primis le Sacre Scritture ci chiariscono, inserendolo nel mistero di salvezza del Padre, che non ha risparmiato nemmeno a suo Figlio una dolorosa morte in Croce.

Ecco come anche i Santi ci parlano di come il nostro soffrire sia spesso gradito a Dio, mezzo di grazia per la nostra salvezza e la nostra gioia, presente e futura.

Il mistero della sofferenza per i santi

  • “Soffrire significa diventare particolarmente suscettibili, particolarmente aperti all’opera delle forze salvifiche di Dio, offerte all’umanità in Cristo. In lui Dio ha confermato di voler agire specialmente per mezzo della sofferenza, che è la debolezza e lo spogliamento dell’uomo, e di voler proprio in questa debolezza e in questo spogliamento manifestare la sua potenza”.

(San Giovanni Paolo II)

  • “Nei momenti difficili e dolorosi canto sommessamente a Te, mio Creatore, l’inno della fiducia, poiché l’abisso della mia fiducia verso di Te, verso la Tua Misericordia, è senza misura. Dal momento in cui ho cominciato ad amare la sofferenza, ha cessato per me dì essere sofferenza. La sofferenza è il cibo quotidiano della mia anima”.

(Santa Faustina Kowalska)

  • “Per Gesù Cristo sono pronto a soffrire anche più di così… Non dimentichiamo che Gesù non solo ha sofferto, ma poi è altresì risorto gloriosamente. Ricordiamoci, inoltre, che noi siamo protesi verso la risurrezione anche attraverso la sofferenza”.

(San Massimiliano Kolbe)

  • “Soffrivo molto fisicamente, ma la mia anima cantava”.

(Beata Chiara Luce Badano)

  • “Signore, mio creatore, mi hai protetta da quando ero nella culla. Mi hai presa dall’amore del mondo e mi hai dato la pazienza per soffrire”.

(Sant’Agata)

  • “Se dunque vi attirano quelle cose grandiose e le volete vedere e godere, sappiate che non c’è via migliore che il soffrire. Questa è la strada percorsa da Cristo e dai suoi. Egli chiama «stretta», ma conduce alla vita. Ed egli insegna che, se vogliamo giungere a lui, dobbiamo seguire la sua stessa via. Non è infatti conveniente che, mentre il Figlio di Dio procede per la via dell’infamia, i figli degli uomini cerchino la via degli onori, perché «un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone» (Mt 10, 24)”.

(San Giovanni D’Avila)

Elisa Pallotta

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Elisa Pallotta

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