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Perché il Papa cambia nome nel momento in cui viene eletto?

È una curiosità su una prassi che in molti potrebbero pensare che sia così da sempre e  invece no. È interessante sapere perché succede ad ogni elezione del Pontefice, mentre una folla di fedeli è lì riunita in Piazza San Pietro.

E altri milioni collegati da tutto il mondo, e aspettano di conoscere chi sarà la nuova guida della Chiesa.

 

La scelta di cambiare il nome del Papa

Per alcuni è una semplice curiosità, per altri invece è una cosa utile da sapere. Per tutti i cristiani è giusto capire perché, quando il collegio Cardinalizio elegge il successore di San Pietro, la prima domanda che gli fa è: “Quale sarà il tuo nome?”. Siamo stati abituati, nel corso dei secoli, a sentire i nomi più comuni, come Benedetto, Pio, Paolo…ed in ultimo Giovanni Paolo.

Lo stupore (ed anche la gioia) in tutti, invece, è arrivata nel 2013, quando Jorge Mario Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires, viene eletto Pontefice e, alla domanda di rito, sceglie il nome di Francesco.

Ma perché i Papi cambiano nome? In realtà, rispettano un’antica usanza: è il segno della loro completa dedizione al nuovo incarico ricevuto. Una usanza che trova le sue radici molto indietro nel tempo dove, alcuni Pontefici, addirittura trovavano il loro nome non adatto al compito che il Signore aveva scelto per loro.

Il primo caso: il Papa non poteva avere un nome pagano

Nel 533 d.C, fu eletto Papa un certo Mercurio. Ovviamente, non poteva scegliere di mantenere il suo nome (era quello di un dio pagano) alla guida della Chiesa.

Sembra una cosa facile, ma il nome del Papa è una scelta che deve essere ponderata ed ispirata da Dio stesso: il nome pontificale è il solo nome con cui il papa verrà chiamato per tutta la durata del suo pontificato.

L’usanza di cambiare nome risale alle origini del pontificato, a partire dal cambio di nome da Simone a Pietro stabilito da Gesù Cristo, ma nel corso dei primi secoli non si hanno notizie di una pratica del cambio di nome al momento dell’elezione. L’affermarsi dal VI secolo della consuetudine di assumere un nome pontificale, rispettando un’uniformità di stile, ha contribuito e contribuisce a suo modo a perpetuare tale istituzione.

Gli unici due Papi che hanno mantenuto il loro nome

I primi papi potevano essere di origine giudea, latina, greca od originari del Medio Oriente, dell’Africa del Nord o di qualsiasi altra parte dell’Impero Romano; ciononostante, i loro nomi giunti fino a noi sono praticamente sempre latini o greci, le lingue ufficiali dell’Impero.

Dopo il 996, soltanto due papi hanno mantenuto il proprio nome originario: Adrian Florenszoon Boeyens Dedel, divenuto Adriano VI, e Marcello Cervini, divenuto Marcello II. Caso particolare è stato Giuliano Della Rovere. Anche lui, forse, voleva utilizzare come nome pontificale il suo di Battesimo, ma il nome di Giuliano non era mai stato portato da nessun papa prima di lui. Pensò bene dunque a Giulio, nome già portato da San Giulio, e da lì divenne Papa Giulio II.

LEGGI ANCHE: 26 agosto 1978: si apriva uno dei papati più brevi della storia

L’innovazione: Giovanni Paolo e Francesco

Quando il cambio del nome divenne un’usanza, tutti i papi rispettarono il principio di riprendere un nome che fosse stato già portato da almeno un papa prima di loro, per quanto diverso da quello dei predecessori più immediati. In epoca contemporanea ci sono state due innovazioni: quella nel 1978 di Giovanni Paolo I, che volle tenere insieme due nomi per riferirsi ai suoi immediati predecessori e, di fatto, fu il primo a portare un doppio nome. E quello di Francesco nel 2013, che scelse un nome completamente inedito.

Volendo stilare una classifica dei nomi dei Papi più “utilizzati” dalle origini della Chiesa, si può osservare come quello di Giovanni sia stato utilizzato per ben 23 volte. Ad esso fa seguito Benedetto, utilizzato 16 volte; Clemente 14 volte e Innocenzo 13 volte. Il nome Pio, invece, soltanto 12 volte.

LEGGI ANCHE: Perché durante la celebrazione eucaristica si ricorda solo uno dei due Papi?

Rosalia Gigliano

Scritto da
Rosalia Gigliano

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