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Perché i Magi scelgono di portare proprio quei doni a Gesù Bambino?

“Portarono dei doni al Bambino Gesù”: è la frase che siamo abituati ad ascoltare, il giorno dell’Epifania, durante la lettura del Vangelo. Ma cosa portarono effettivamente i Magi? E qual era il significato dei loro doni?

È una domanda che ci siamo sempre posti sin da quando eravamo bambini. Cerchiamo, ora, di capire per bene cosa vogliano significare i doni portati a Gesù.

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L’arrivo dei Magi

Dopo un lungo viaggio, i Magi arrivarono a Betlemme seguendo la stella. I Vangeli ci narrano di come questi uomini, venuti dall’Oriente, vengono da Gesù, si prostrano per adorarlo, riconoscendolo come il Messia. E a lui portano dei doni. Tre doni nello specifico, da cui la tradizione vuole che i Magi siano, di conseguenza, tre di numero.

La stella luminosa che aveva portato questi uomini illustri da Oriente a Betlemme, in terra di Giudea. Quando la stella si posa sulla capanna dove Gesù era nato, “essi videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” – scrive l’evangelista Matteo.

I Magi sono dei saggi astrologi, sempre come racconta il Vangelo di Matteo. L’evangelista, però, li descrive in maniera scarna, dandoci pochi dettagli sul loro conto. Solo la tradizione cristiana vi ha aggiunto alcuni particolari, ovvero il fatto che fossero tre (sulla base dei doni portati) e si chiamassero Melchiorre, Baldassarre e Gaspare.

“Portano dei doni”: il significato

I loro doni: tante sono state le discussioni che si sono intavolate sul loro significato. Perché portare, ad esempio, della mirra ad un bambino appena nato? L’oro poteva anche starci, visto che l’avevano riconosciuto come Re. E l’incenso poi?

Sono tutte domande che ci siamo sempre posti, fin da quando abbiamo iniziato a frequentare il Catechismo da bambini. Cerchiamo di capire insieme.

Partiamo proprio da quest’ultimo, l’incenso. Carboni bruciati dove il loro fumo sale verso l’alto. Oggi li utilizziamo anche nelle nostre parrocchie, durante le celebrazioni solenni o durante l’Adorazione Eucaristica, ponendolo davanti al Santissimo Sacramento. È il segno della preghiera a Dio che sale verso l’alto, che dalla bocca dei fedeli arriva a Dio.

Un segno di perenne adorazione al Bambino Gesù in quel caso, e un riconoscere il lui il Figlio di Dio.

Mirra: Gesù si donerà in croce per la nostra salvezza

La mirra: forse qui l’accostamento risulta difficile da comprendere, se lo vediamo come un dono fatto al Bambino Gesù. Si tratta di una resina profumata, proveniente dall’Arabia Meridionale (segno che i Magi venivano davvero dall’Oriente) e che veniva utilizzata per profumare ed inumare, dopo la morte, il cadavere posto nel sepolcro.

Quando Gesù venne deposto dalla croce, le donne si recarono al sepolcro, come raccontano i Vangeli, portando con sé una mistura di mirra per inumare il corpo. Un dono a significare che, quel Bambino donerà la sua vita sulla Croce per la salvezza e la remissione dei peccati di tutti noi.

LEGGI ANCHE: Epifania: l’importanza della festività dalle parole di Sant’Agostino

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Oro: quel Bambino è il Re dei Re

L’ultimo dono è quello dell’oro. Metallo prezioso, segno e simbolo della potenza, della ricchezza e, soprattutto di chi è re. I Magi riconoscono in quel piccolo il Re dei Re e, proprio a lui, donano uno dei metalli più preziosi che esistano al mondo.

Non sono dei doni portati a caso, ma sono un segno di riconoscenza ad un Re che, si è fatto uomo ma conserva in sé la sua natura divina.

LEGGI ANCHE: La vera storia dell’Epifania: Gesù l’ha rivelata alla mistica Agreda

Rosalia Gigliano

Scritto da
Rosalia Gigliano

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