Perché andare a Međugorje…

Non bisogna chiedersi cosa  accade a Međugorje ma andare Međugorje. Bisogna arrivare a  Međugorje consapevoli che non sarà possibile rispondere alla domanda che gli altri ci pongono, pur senza parlare, e che noi facevamo in silenzio quando eravamo “gli altri” quelli che non erano partiti, non ancora. Međugorje: un piccolo centro della Bosnia Erzegovina. Un luogo che  era stato meno di un borgo, con una chiesa insolitamente grande per le poche anime che accoglieva, come se aspettasse qualcosa, quando fu edificata. Sì Međugorje era poco più di un miraggio tra le colline, un grumo di pietre e case, greggi che attraversavano i paesaggi della povertà e della fede. Međugorje è stato il luogo dove un pomeriggio sei ragazzi salirono il sentiero che costeggia l’altura del Podbrodo, ne discesero parlando di qualcosa. Scesero a valle e raccontarono di una donna: era Lei, Maria, dissero i ragazzi.  “Kraljica Mira” la “ Regina della Pace” disse  Maria di sé stessa.  E tutto ebbe inizio. Si dovrebbe  dire “tutto continuò”: la fede, l’incredulità, i pellegrinaggi. Ogni cosa sembrava intessere e riannodare il filo con la storia che aveva preceduto quel giorno: il mistero delle apparizioni di Maria e la domanda che queste sempre portano. Perché la donna più importane della Storia appare? Perché la ragazza che compostezza e umiltà resero taciturna, la donna che nel suo raccoglimento condusse a noi il Mistero e ne fu Madre, parla? Si giunge a Međugorje con domande che sono conchiuse in una sola: è possibile vedere e ascoltare Maria lì, sul Podbrodo, e altrove?

Se guardiamo ai Vangeli vediamo una dimora di luce che si fonda su due doni: la parola del Figlio e il silenzio della Madre. Un silenzio ripetuto tre volte: il silenzio di Betlemme, quello di Narareth, il silenzio di Efeso. I cristiani lo sanno: la ragazza che rispose con un sì, la madre che a Cana indica il Figlio e  diceFate quello che vi dirà tace e scompare dentro  l’immensa luce dei Vangeli, la luce che lei stessa aveva reso possibile. Si ritrae ed è presente. Niente dinanzi ai suoi occhi scompare: vede il mondo, sempre. I suoi occhi sono sul mondo.

Fu lei dunque ad essere vista, quel giorno di giugno? I ragazzi videro ciò che era o quello che desiderarono vedere? Međugorje è trasfigurata dal tempo in cui questa domanda fu fatta la prima volta. L’incredulità di molti non ha impedito alla folla dei credenti di venire. Prima, quando le strade erano poche. Non meno numerosi ora, con le strade che si sono moltiplicate seguendo l’infinita moltitudine di quei passi. Le vecchie case sono quasi scomparse, abbandonate lungo la strada che porta al Podbrodo. Le vedi, queste piccole dimore, e pensi che dinanzi a quelle finestre incastonate nella pietra passarono i sei ragazzi nel pomeriggio di giugno in cui dissero di aver visto. Erano come gli orfani del mondo, quei ragazzi, il mondo stesso che ritrova la Madre. E saresti voluto essere lì, risalire il sentiero ed essere il settimo, per non aver alcuna domanda da fare, ora.

Le case, umili come contadini, restano in silenzio. E dispiace perché sembra sappiano qualcosa anche loro, e pensi siano capaci di custodire un segreto nella loro povertà, come la chiesa che fu costruita grande, in anticipo di circa 12 anni, con una fede che precede le folle. Međugorje ora è una località come tante e non più un piccolo villaggio disperso tra le montagne come allora. Gli alberghi nascondono le case di un tempo, il commercio è corso dietro alla fede, anche se non crede: i rosari consunti che le famiglie di contadini si passavano di generazione in generazione sono scomparsi. Ora centinaia di mani vendono oggetti sacri, migliaia di mani li prendono: croci, rosari di ogni tipo. Non vedi Maria sul monte ma altrove. In mille immagini, nelle vetrine, ricordata nei luoghi, nel nome degli alberghi. Si vendono manciate di terra, frammenti di pietra del Podbrdo, e arrivi a pensare che l’intera montagna, pietra dopo pietra, finirà per scomparire. I ragazzi di allora, Vicka, Ivanka, Mirjana, Marija Ivanković e Ivan sono cresciuti, hanno figli e capelli bianchi. La Međugorje di allora è cambiata. Solo Maria è la stessa. Appare loro come un tempo. Invita alla conversione e alla pace come quella mattina di giugno. Sali il Podbrodo trent’anni dopo e ancora ti domandi se la donna di cui parlarono i ragazzi era davvero quella Maria che plasmò il cuore del Figlio nello stampo della sua dolcezza, la donna che divenne madre di Giovanni, la madre con il cuore spezzato che dal giorno dell’Ascensione rincuora le generazioni, la donna che visse una vita di raccoglimento  vicino “la collina dell’usignolo” ad Efeso. Ti domandi questo, provi fatica a credere e allo stesso tempo non puoi fare a meno di pensare che la pace interiore che si respira in questo luogo sia la Sua.

Ma ecco che compare il piede scalzo di un pellegrino che sale sulla roccia del monte, al freddo, nel cuore della notte. E allora pensi a qualcosa di profondo, di terribilmente profondo, che va al di là  di ogni domanda.  Pensi al ragazzo che fuggì scalzo dall’orto degli Ulivi. Pensi al mattino della Resurrezione, alle donne che parlarono di qualcuno che era apparso e non furono credute. E comprendi che andare in un luogo dove altri hanno visto è l’essenza stessa della fede. La fede cristiana nacque un giorno di Pasqua, nell’incredulità. Quel mattino fu il mattino del mondo. Vedi i piedi scalzi sulle rocce del Podbrodo e pensi ai passi di una ragazza di nome Maria, che andò a trovare la cugina, che riparò in Egitto, che percorse il Tempio cercando il Figlio e lo seguì sopra il Golgota. Pensi al piede che schiaccia la serpe e sai che quella donna esiste, presente fin dal principio del mondo. Pensi al monte delle apparizioni e lo sai ovunque, sui frammenti di pietra incastonata nei rosari, nei ricordi di chi lo ha salito e nei pensieri di chi vorrebbe farlo. Sai che Maria è ovunque: a Betlemme a Nazareth e sulla collina dell’usignolo. E allora comprendi, finalmente, che non ha senso chiedersi se e cosa videro i ragazzi a Međugorje. Non devi porti domande su di loro, ma su di te. Non devi cercare sul Podbrodo ma in te. E’ un’invisibilità e allo stesso tempo una presenza, quella di Maria, che riconduce a noi. Non devi vedere Maria, ma cercarla, ovunque, per ritrovare te stesso. E mentre pensi a questo ti accorgi che c’è pace a Međugorje, una pace che gli edifici nuovi, il commercio, la folla non hanno cancellato ne scalfito. .  Vedi i rosari venduti ai fedeli e comprendi che la devozione ha salvato Međugorje e la sua gente.  Comprendi che qualcuno ha voluto bene a quei ragazzi e tu sei con loro, in quel pomeriggio, ogni volta che sali. Se partecipe del miracolo quando scendi dal Podbrodo. Sei con Pietro e Giovanni ogni volta che corri per vedere la pietra che scivola via dal tuo cuore. E quando per un istante questo accade sai che Maria “l’unica donna che il demonio non può toccare” non permette si possa mentire nel suo nome. E appare, in te, e tutto è vero. E allora, come una donna che custodisce tutte le cose “meditandole nel suo cuore” la fede, a Međugorje, ti prende con sé.

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