Peccato mortale, ecco in cosa consiste il “Deliberato consenso”

Nella rubrica “Botta e risposta” (inteso come spazio dedicato alle domande dei lettori) del sito ‘Amici Dominicani’ a cura di padre Angelo Bellon, uno dei fedeli pone la seguente domanda riguardo al peccato mortale: “ Volevo questo chiarimento: per quanto concerne il peccato mortale, mi può spiegare con semplici parole cosa significa ‘piena consapevolezza e deliberato consenso?’ Non le capisco in modo chiaro”. Lo stesso aggiunge una seconda domanda in cui chiede se questo significhi che per compiere peccato mortale bisogna essere coscienti di offendere Dio con le proprie azioni.

Padre Bellon risponde al primo quesito dividendo la risposta in due punti, il primo riguarda la piena consapevolezza: “L’avvertenza è l’atto col quale l’intelletto tiene sotto controllo l’azione che sta compiendo o vuole compiere. Tale avvertenza è duplice: psicologica e morale. L’avvertenza psicologica consiste nel rendersi conto delle azioni che si stanno compiendo. Essa è piena quando si è così padroni del proprio atto che in ogni momento si è in grado di eseguirlo, sospenderlo, proseguirlo. L’avvertenza morale consiste nella consapevolezza della bontà o della malizia dell’azione. Perché si possa compiere un peccato mortale è necessario che vi siano tutte e due queste avvertenze. Diversamente l’avvertenza non è piena”.

Per quanto riguarda il deliberato consenso? Padre Bellon spiega che questa condizione è subordinata alla prima, ma specifica che non si è in peccato mortale se in presenza di una piena consapevolezza si verifica costrizione fisica o psicologica, quindi aggiunge: “Il pieno consenso non richiede speciale malizia della volontà, né odio a Dio. Per commettere peccato mortale basta che la persona voglia – con piena avvertenza e perfetto consenso – un atto che è oggettivamente grave, anche se agisce sotto l’impulso della passione”.

Riguardo al secondo quesito, il sacerdote spiega che non è necessario premeditare un’azione per commettere atto grave, anzi che spesso è la nostra fragilità o una condizione difficile a spingerci a peccare. Infine, per chiarire ulteriormente il concetto cita le parole a riguardo di Giovanni Paolo II: “Si dovrà evitare di ridurre il peccato mortale ad un atto di opzione fondamentale, come oggi si suol dire, contro Dio, concepito sia come esplicito e formale disprezzo di Dio e del prossimo sia come implicito e non riflesso rifiuto dell’amore. Si ha, infatti, peccato mortale anche quando l’uomo, sapendo e volendo, per qualsiasi ragione sceglie qualcosa di gravemente disordinato. In effetti, in una tale scelta è già contenuto un disprezzo del precetto divino, un rifiuto dell’amore di Dio verso l’umanità e tutta la creazione: l’uomo allontana se stesso da Dio e perde la carità. L’orientamento fondamentale può, quindi, essere radicalmente modificato da atti particolari”.