Parroco messo alla gogna come “untore”. La sua risposta spiazza tutti

Il parroco di campagna è stato accusato ingiustamente di avere contagiato altre persone in maniera irresponsabile. 

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Un frammento del servizio scandalistico organizzato dal programma di Rai 1 “La vita in diretta” – photo web source

Il problema, però, è che le accuse erano tutte false. La risposta del sacerdote, dopo essere stato messo alla gogna mediatica, è a dir poco magistrale. La cittadina in cui è accaduto il fatto è Fabriano, area dell’entroterra marchigiano nota per essere un importante polo industriale. Anche qui, purtroppo, il Covid imperversa, e la crisi economica cresce di giorno in giorno, facendo sentire i suoi effetti sulla cittadinanza, nonostante l’impegno della Chiesa locale particolarmente attiva anche dal punto di vista sociale e in modo specifico sul versante del lavoro.

I media attaccano il sacerdote. Ma l’accusa è inventata

Nei giorni scorsi la cittadina è balzata alle cronache mediatiche per un fatto insolito, che ha fin da subito destato l’attenzione per i toni utilizzati. “Prete negazionista gira liberamente per la città con la febbre”, è lo strillone che si è letto un po’ dappertutto, in un primo momento. Insomma, stando ai titoli dei giornali, pare che si trattasse di un irresponsabile “untore”.

E infatti subito via con gli attacchi, in un “Dagli all’Untore” generale, neanche fosse la nuova inquisizione che dal medioevo si rifà viva oggi, nel terzo millennio. Buttando un occhio sulla discussione che ne ha fatto seguito, sembrava di essere nella Milano dei Promessi Sposi al tempo della peste.

La notizia si è scoperta essere totalmente inventata

Peccato, però, che si trattasse di una notizia totalmente inventata. In maniera involontaria, infatti, un audio, contenente quelle che sembravano delle vere e proprie accuse al sacerdote, era stato diffuso nelle ore precedenti all’uscita della notizia. Il colmo vuole che quell’audio fosse partito proprio da un altro sacerdote locale.

Lo stesso che, dopo il diffondersi della notizia, si è però trovato a doverla radicalmente smentire, davanti al clamore che stava montando, scusandosi più e più volte. Nel mentre però Don Gino, il sacerdote accusato di essere nientemeno che “l’untore”, si è trovato giornalisti e troupe televisive sotto la sua parrocchia di Marischio, nelle campagne dintorno a Fabriano.

Le telecamere della Rai sono arrivate fin dentro la parrocchia

Questi, in diretta sul servizio pubblico nazionale all’interno del programma Rai “La vita in diretta”, gli domandavano se fosse lui che attribuiva l’origine del Coronavirus al demonio o addirittura, non si capisce perché, a Papa Francesco. Insomma, la commistione tra il “telefono senza fili” del vociare locale e la gogna mediatica nazionale, sempre pronta ad assaltare la Chiesa, è arrivata a tanto. Ad accusarlo, cioè, dell’inimmaginabile.

Il fatto reale, però, è che l’unica colpa che aveva il povero sacerdote era quella di essere risultato positivo al Covid. È stato accusato di essersi recato a fare catechismo a tre ragazzi, poi a una veglia funebre, infine a una fantomatica “cena” alla Casa del clero, dove cioè ogni giorno mangiano sacerdoti anziani che altrimenti non avrebbero compagnia, il tutto – secondo il racconto delle cronache – con la febbre alta.

La spiegazione del sacerdote accusato: “Falsità incredibili”

Tutto falso. Don Gino non ha fatto nulla di tutto ciò. Quando si è reso conto di avere la febbre, ha subito prenotato un tampone. Quando ha scoperto di essere positivo, si è subito preoccupato di mettersi in quarantena e avvisare tutte le persone con cui era entrato in contatto. Stop. Per quanto riguarda invece il normale pasto serale con gli altri sacerdoti, a leggere i resoconti sembrava quasi fosse stato a una serata di gala. Questo per inquadrare il tutto.

“Su questa vicenda sono girate falsità incredibili: non sono un untore né un irresponsabile e mai sono andato in giro con la febbre”, ha spiegato il sacerdote ai giornali locali. “Cominciamo dalle tre positività registrate nel gruppo di catechismo, la cui ultima riunione è stata effettuata sabato 23 gennaio e io quel giorno non ero presente. Seguo, infatti, un mini gruppo dei ragazzini più piccoli. Con loro ho fatto lezione mercoledì scorso, quando non avevo alcun sintomo“.

Il prete, una volta appresa la positività, si è subito messo in quarantena

Il povero Don Gino ha infatti ha avvertito i primi segnali solamente il giovedì, quando si è barricato in casa. “Appena ho avvertito qualche linea di febbre, ho rinunciato ad andare a pranzo alla Casa del Clero, dove abitualmente mi reco sul pari di tanti altri sacerdoti. Quella, del resto, è un po’ come la mensa per gli operai, dove comunque a tavola siamo sempre distanziati, prova ne è che nessuno degli altri sacerdoti quarantenati ha contratto l’infezione”.

Si è cioè comportato come avrebbe fatto qualsiasi altra persona. “Proprio giovedì ho prenotato io stesso un esame di verifica per il giorno dopo in una struttura sanitaria privata e mi sono attivato con un collega per far officiare a lui il funerale previsto in una piccola frazione per il giorno dopo, cioè venerdì. Insomma, mi sono subito auto quarantenato”.

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Il sacerdote ha sempre seguito tutte le norme

In pratica, nessuna sottovalutazione o tantomeno negazione del virus. “Ho sempre seguito tutte le norme. A messa utilizzo la mascherina nel momento della comunione e quando mi avvicino al coro per leggere i passi del Vangelo. Mascherina, ovviamente, anche durante il catechismo. Io negazionista? Non ho mai negato il virus tanto meno il fatto, palese, che esista”, ha spiegato il prete.

“Ora io stesso a 72 anni sto provando il virus. Certo che non è affatto piacevole, ma dopo la febbre di giovedì, venerdì e sabato ora sto meglio e dalle visite dei medici mi è stato riferito che anche la situazione polmonare è buona quindi posso proseguire la convalescenza in isolamento a Marischio”.

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“Si è scatenato il padre della menzogna. Ma la mia Avvocata è Maria”

La sostanza di tutta la vicenda è che il sacerdote settantaduenne, esorcista descritto da chi lo conosce come uno con la schiena dritta e una fede incrollabile, evidentemente doveva dare fastidio a qualcuno. La Chiesa, come noto e come visto tante volte, è sempre il primo capro espiatorio del circo mediatico e scandalistico, anche quando non ha alcuna colpa. Alla fine di tutto quanto, però, resta la sua risposta più memorabile.

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La parrocchia del sacerdote accusato a Marischio, nelle campagne fabrianesi – photo web source

“Si è scatenato l’inferno e il padre della menzogna regna sovrano. Non posso difendermi perché non sto nei social e perché la dottoressa mi ha proibito di rispondere al telefono in quanto dovrei stare tranquillo e riposato, ma con questa montagna di menzogne incredibili, è difficile stare tranquillo. E’ più facile credere alla menzogna che alla Verità. Ho affidato tutto alla mia unica Avvocata, la Vergine Maria”.

Giovanni Bernardi

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