Durante l’appuntamento del mercoledì in Piazza San Pietro, il Pontefice ha ricordato che l’annuncio del Vangelo non è compito di pochi “esperti”, ma una missione che scaturisce direttamente dal sacramento del Battesimo.

In una ventosa mattina, oggi 18 marzo, papa Leone XIV ha presieduto la consueta Udienza Generale del mercoledì in piazza san Pietro. Prendendo spunto dalla lettura di un brano della prima Lettera di san Pietro ha proseguito ad illustrare la costituzione conciliare Lumen gentium continuando il percorso iniziato nelle settimane scorse.
Stamattina ha voluto soffermarsi sul secondo capitolo del documento del Concilio Vatricano II di cui sta svolgendo un opportuno approfondimento affinché tutti possano conoscerlo realmente senza distorsioni. Così ha concentrato la riflessione sulla Chiesa come popolo di Dio.
Papa Leone XIV all’Udienza Generale: la missione evangelizzatrice di ogni battezzato
Il papa spiega che il popolo messianico ha ricevuto da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si apre la sua missione salvifica. Come hanno insegnato i padri conciliari, Gesù “ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza costituendo i suoi discepoli in un sacerdozio regale“.

È con il sacramento del Battesimo che viene donato questo sacerdozio comune “che ci abilita a rendere conto a Dio in spirito e verità“, sottolinea il Santo Padre. Non solo, anche a “professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa“.
Inoltre, attraverso il sacramento della Confermazione o Cresima, tutti i battezzati vengono confermati e vincolati in modo più perfetto alla Chiesa. Lo Spirito Santo li arricchisce di una speciale forza. Ancor più così sono chiamati ad una missione evangelizzatrice, da esplicare con l’annuncio della Parola e con la testimonianza di vita.
Questa consacrazione costituisce la radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici. Esorta pertanto tutti a vivere il sacerdozio comune dei battezzati nella penitenza, nella carità e nella partecipazione alla santa Messa.
Il sensus fidei del popolo di Dio
Il Battesimo sugella la nostra identità di cristiani, ricorda il papa. Con l’unzione dello Spirito Santo i fedeli vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo. Tutti insieme formano il “santo popolo fedele di Dio“.
La partecipazione all’Eucarestia, l’ascesi, la preghiera, la carità operosa, sono tutti modi in cui si vive una vita rinnovata dalla grazia di Dio. Il papa evidenzia come i padri conciliari hanno fatto emergere che il popolo di Dio partecipa anche della missione profetica di Cristo ed hanno introdotto il tema importante del sensus fidei.
Il senso della fede che è legato al consenso dei fedeli, p come una facolta di tutta la Chiesa “grazie alla quale essa e la sua fede riconosce la Rivelazione tramandata distinguendo tra il vero e il falso nelle questioni di fede“.
Il sensus fidei appartiene ai singoli fedeli ma deriva dal senso soprannaturale della fede di tutto il popolo che si manifesta nel consenso dei fedeli. Proprio per questo ne consegue che “ciascun battezzato è soggetto attivo nell’evangelizzazione“.
Essere strumento di pace
In dialogo con i fedeli di lingua araba, in particolare rivolgendosi a quelli provenienti dal Medio Oriente, papa Leone ha esortato ad essere strumento di pace, amore e riconciliazione affinché la vera pace possa prevalere su tutti i popoli.
Ai pellegrini provenienti dalla Polonia ha poi ricordato che in modo particolare in questo tempo di Quaresima siamo tutti chiamati a fare opere di carità. Ha invitato a sostenere le attività di beneficenza promosse dalle parrocchie come occasione adatta per praticare l’elemosina e le opere di misericordia spirituale e corporale.
Infine, prima di concludere l’Udienza con il canto del Padre Nostro, ai pellegrini italiani ha ricordato di affidare le aspirazioni di ciascuno a san Giuseppe, celeste patrono della Chiesa universale, la cui solennità liturgica si celebrerà domani.







