Papa in Kurdistan: l’appello drammatico contro un “danno incalcolabile”

La terza e ultima giornata di papa Francesco in Iraq mette al centro la pace e la libertà religiosa dei cristiani.

La Piana di Ninive, luogo citato esplicitamente anche nell’Antico Testamento (libro di Giona), ha fatto da sfondo alla parte finale di una visita che è ormai è già entrata nella storia.

In memoria delle vittime della guerra

Prima tappa è stata Erbil, nel Kurdistan iracheno. Accolto in aeroporto dalle autorità politiche ed ecclesiastiche locali, il Santo Padre si è quindi trasferito in elicottero a Mosul. Ad Hosh-al-Bieaa il Pontefice ha pregato per le vittime della guerra in Iraq, al termine del quale è stata inaugurata una lapide commemorativa della visita.

Tra le testimonianze rese nel corso dell’incontro, quella di padre Raid Adel Kallo, parroco dell’Annunciazione a Mosul, che ha parlato del drammatico esodo dei cristiani dalla regione. Ringraziando il sacerdote, Francesco ha commentato: “Il tragico ridursi dei discepoli di Cristo, qui e in tutto il Medio Oriente, è un danno incalcolabile non solo per le persone e le comunità interessate, ma per la stessa società che si lasciano alle spalle”.

Con questa fuga, “un tessuto culturale e religioso così ricco di diversità è indebolito dalla perdita di uno qualsiasi dei suoi membri, per quanto piccolo”. Prendendo spunto dalle parole di padre Raid, il Papa si è comunque rallegrato per l’“esperienza fraterna” di collaborazione coi musulmani in quella comunità.

Qui a Mosul – ha ricordato il Santo Padre – le tragiche conseguenze della guerra e delle ostilità sono fin troppo evidenti. Com’è crudele che questo Paese, culla di civiltà, sia stato colpito da una tempesta così disumana, con antichi luoghi di culto distrutti e migliaia e migliaia di persone – musulmani, cristiani, yazidi e altri – sfollati con la forza o uccisi!”.

Oggi, malgrado tutto – ha proseguito – riaffermiamo la nostra convinzione che la fraternità è più forte del fratricidio, che la speranza è più forte della morte, che la pace è più forte della guerra. Questa convinzione parla con voce più eloquente di quella dell’odio e della violenza; e mai potrà essere soffocata nel sangue versato da coloro che pervertono il nome di Dio percorrendo strade di distruzione”.

Qaraqosh, simbolo della ricostruzione

Successivamente, il Pontefice si è recato a Qaraqosh, visitando la chiesa dell’Immacolata Concezione, simbolo della ricostruzione dopo i danni della guerra e dopo le persecuzioni. Qui il Papa è stato accolto da Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri.

Guardandovi, vedo la diversità culturale e religiosa della gente di Qaraqosh, e questo mostra qualcosa della bellezza che la vostra regione offre al futuro – ha detto Francesco rivolto ai fedeli presenti –. La vostra presenza qui ricorda che la bellezza non è monocromatica, ma risplende per la varietà e le differenze”.

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Il Santo Padre ha preso atto, “con grande tristezza” dei “segni del potere distruttivo della violenza, dell’odio e della guerra”. Molte cose “sono state distrutte” e molto “dev’essere ricostruito”, tuttavia, ha aggiunto, l’incontro odierno “dimostra che il terrorismo e la morte non hanno mai l’ultima parola”.

Anche in mezzo alle devastazioni del terrorismo e della guerra – ha proseguito Bergoglio – possiamo vedere, con gli occhi della fede, il trionfo della vita sulla morte. Avete davanti a voi l’esempio dei vostri padri e delle vostre madri nella fede, che hanno adorato e lodato Dio in questo luogo. Hanno perseverato con ferma speranza nel loro cammino terreno, confidando in Dio che non delude mai e che sempre ci sostiene con la sua grazia”.

È venuto “il momento di risanare non solo gli edifici, ma prima ancora i legami che uniscono comunità e famiglie, giovani e anziani”, ha detto il Pontefice, menzionando la profezia di Gioele (3,1), per cui i giovani hanno il compito di portare avanti e realizzare i “sogni” degli anziani. “Guardiamo i nostri figli, sapendo che erediteranno non solo una terra, una cultura e una tradizione, ma anche i frutti vivi della fede che sono le benedizioni di Dio su questa terra”, ha sottolineato il Papa, incoraggiando la popolazione di Qaraqosh a custodire le loro “radici”.

Elogio delle donne irachene

Anche l’Iraq “è una terra di tanti uomini e donne santi – ha affermato –. Lasciate che vi accompagnino verso un futuro migliore, un futuro di speranza”. Il Santo Padre si è detto “commosso” dalla testimonianza della signora Doha, quando ha detto che “il perdono è necessario da parte di coloro che sono sopravvissuti agli attacchi terroristici”. Francesco ha quindi ribadito il “no” al terrorismo e alla “strumentalizzazione della religione”.

Non stanchiamoci – ha proseguito – di pregare per la conversione dei cuori e per il trionfo di una cultura della vita, della riconciliazione e dell’amore fraterno, nel rispetto delle differenze, delle diverse tradizioni religiose, nello sforzo di costruire un futuro di unità e collaborazione tra tutte le persone di buona volontà”.

Un ultimo riferimento, il Papa lo ha fatto alla Madonna, simbolo importante della rinascita di Qaraqosh. “Mentre arrivavo con l’elicottero, ho visto la statua della Vergine Maria su questa chiesa dell’Immacolata Concezione, e ho affidato a lei la rinascita di questa città. La Madonna non solo ci protegge dall’alto, ma con tenerezza materna scende verso di noi”.

Quella stessa effigie è stata “ferita e calpestata, ma il volto della Madre di Dio continua a guardarci con tenerezza. Perché così fanno le madri: consolano, confortano, danno vita”, ha detto in conclusione Francesco, ringraziando “tutte le madri e le donne di questo Paese”, invocandone il rispetto e chiedendo sia data loro “attenzione e opportunità

Luca Marcolivio

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