Papa Francesco: sacerdote non si stacchi mai da Gesù e dalla gente

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“Un sacerdote che si stacca dal popolo non è capace di dare il messaggio di Gesù”. Lo afferma Francesco nel discorso a braccio rivolto ieri alla Comunità del Pontificio Seminario Regionale Pugliese Pio XI e il cui testo integrale è stato pubblicato in serata dalla Sala Stampa vaticana: oltre 300 persone ricevute nella Sala Clementina, fra loro numerosi i seminaristi. Consegnato invece il discorso preparato. Il Papa chiede dunque ai sacerdoti di essere vicini al popolo, di essere padri, di “dare le carezze di Gesù alla gente” e di non aver paura della povertà, che “è madre e muro”. Il servizio di Debora Donnini:

Un discorso intenso, a braccio, ricco di spunti personali. Ai futuri presbiteri il Papa raccomanda prima di tutto di essere padri per i fedeli. E fa riferimento agli scandali dei sacerdoti:

“La stampa le compra bene quelle notizie, paga bene quelle notizie. Perché è così: la regola dello scandalo ha una quota alta nella borsa dei media! Come formare un sacerdote affinché nella sua vita non ci sia un fallimento, non crolli? Ma solo questo? No, di più! Perché la sua vita sia feconda. Sì, feconda! Non solo che sia un buon prete che segue tutte le regole. No, no. Che dia vita agli altri! Che sia padre di una comunità. Un sacerdote che non è padre non serve”.

Quindi ricorda la storia di tanti bravi parroci in Italia. “Guardate i vostri padri nella fede”, esorta Francesco e chiedete la grazia della “memoria ecclesiale”. Bisogna prendere la lunga tradizione di sacerdoti bravi, che ha la Chiesa, portarla avanti e lasciarla in eredità: “Padri che ricevono la paternità degli altri e la danno agli altri”.

I sacerdoti siano vicini alla gente
E per far capire cosa significhi essere vicino alla gente, Francesco racconta di un parroco di un piccolo paese, che conosceva il nome di ogni parrocchiano.  “Vicinanza al popolo”, come Gesù che si è fatto vicino “fino a prendere la nostra carne”. Quindi fa riferimento a quanto detto prima dal Rettore, che aveva citato un’immagine in cui il piede di Gesù impedisce che si chiuda la Porta della Misericordia:

“Un sacerdote che si distacca dal popolo non è capace di dare il messaggio di Gesù. Non è capace di dare le carezze di Gesù alla gente; non è capace – e prendo l’immagine tua – di mettere il piede perché non si chiuda la porta. Vicinanza alla gente. E vicinanza vuol dire pazienza; vuol dire bruciare [consumare] la vita, perché – diciamo la verità – il santo Popolo di Dio stanca, stanca! Ma che cosa bella è trovare un sacerdote che finisce la giornata stanco e che non ha bisogno delle pastiglie per addormentarsi bene!”.

La povertà custodisce il sacerdote: è madre e muro
Quindi il suo discorso si sofferma sulla povertà, che è “madre e muro” e custodisce. A volte si ha la parrocchia e si vuole un’altra altra cosa, magari aprire una scuola. “Se hai paura della povertà, la tua vocazione è in pericolo”, dice Francesco, perché “la povertà sarà quello che farà crescere la tua donazione al Signore” e farà da muro “per custodirti, perché la povertà nella vita consacrata, nella vita dei sacerdoti, è madre e muro”.

Fa male alla Chiesa quando un sacerdote si allontana dalla gente. Non c’è altra strada che quella dell’Incarnazione:

“Le proposte gnostiche sono tante oggi, e uno può essere un buon sacerdote, ma non cattolico, gnostico, ma non cattolico. No, no! Cattolico, incarnato, vicino, che sa accarezzare e soffrire con la carne di Gesù negli ammalati, nei bambini, nella gente, nei problemi, nei tanti problemi che ha la nostra gente. Questa vicinanza vi aiuterà tanto, tanto, tanto!”.

La cosa più importante è stare con Gesù
Quindi il Papa esorta i sacerdoti a passare del tempo davanti al Tabernacolo: “Non lasciare Gesù solo nel Tabernacolo!”, esclama, perché è Lui che dà la forza,  e “tu devi essere per la tua gente come Gesù”. E Francesco sottolinea che la cosa più importante è stare con Gesù: è Lui che farà il resto:

“Perché la Chiesa non è una ong, e la pastorale non è un piano pastorale. Questo aiuta, è uno strumento; ma la pastorale è il dialogo, il colloquio continuo – sia sacramentale, sia catechetico, sia di insegnamento – con la gente. Stare vicino alla gente e dare quello che Gesù mi dice. E la pastorale chi la porta avanti? Il Consiglio pastorale della diocesi? No. Anche questo è uno strumento. La porta avanti lo Spirito Santo”.

Al centro c’è dunque lo Spirito Santo. E il Papa esorta a saper distinguere le ispirazioni che vengono dallo Spirito Santo da quelle che invece sono dell’altro spirito, “quello cattivo”. E chiede di riflettere, nella vita pastorale, sulla “docilità allo Spirito” e sullo “zelo apostolico”.

I quattro pilastri nella vita del seminarista
Il Papa ricorda quindi i quattro pilastri nella vita del seminarista: la preghiera, la vita comunitaria, la vita di studio e la vita apostolica. Anche lo studio è importante, perché il mondo non tollera la figuraccia di un sacerdote che non capisca le cose, sottolinea. Per Francesco tutti e quattro i pilastri sono necessari nella formazione e se ne manca qualcuno, la formazione non è equilibrata. Infine li esorta, nel caso avessero qualche problema con il vescovo, a farlo sapere a lui per primo e non agli altri nelle chiacchiere: “Voi – sottolinea – non chiacchierate mai”.

Suor Bernadetta e il sacerdote che tiene il telefono sul comodino
Francesco aveva iniziato il suo discorso ricordando la figura di una suora, Bernadetta, che era “delle vostre parti”. In Argentina, racconta, viveva vicino “alla nostra casa di formazione”.  Da maestro dei novizi e anche da Provinciale, quando aveva qualche problema con qualcuno, lo mandava da lei a parlare. “E lei, due ‘schiaffi spirituali’ e la cosa si sistemava”, dice Francesco che elogia la “saggezza delle donne di Dio, delle mamme”, “che sanno dire le cose che il Signore vuole che siano dette”. Francesco rende dunque omaggio a lei e a tutte quelle donne sagge che “consacrano la vita al Signore” e sono vicine alla formazione dei preti nei seminari”. Quindi conclude il suo intenso discorso sulla vita sacerdotale con un icona, quella del parroco che tiene il telefono sul comodino e che si alza, se chiamato, a qualsiasi ora della notte, per andare da un malato o dare i sacramenti:

“Questo è lo zelo apostolico, questo è sciogliere la vita al servizio degli altri. E alla fine cosa ti resta? Cosa? La gioia del servizio del Signore!”.

fonte: radiovaticana