Papa Francesco: il miracolo a cui ho assistito

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:00

Papa Francesco ha raccontato di un miracolo a cui ha assistito quando era in Argentina ma che ancora non è stato riconosciuto come tale.

(Websource/Archivio)

Sappiamo infatti che fatti inspiegabili come quello raccontato dal pontefice necessitano di investigazioni prima di essere ufficialmente riconosciuti.

I miracoli: acclamazione popolare e riconoscimento

Quando si parla di miracoli bisogna distinguere tra due tipologie: quelli che lo sono per acclamazione popolare, e quelli che lo sono per la Chiesa. I primi sono eventi che muovono le corde più profonde del nostro cuore, si tratta di storie straordinarie ed inspiegabili, spesso legate a fatti che suscitano un forte impatto emotivo. I secondi sono quelli che la Chiesa riconosce come tali solo dopo una mole notevole di analisi mediche e investigative svolte da uffici preposti a tale finalità.

Grandissima parte di quelli che la gente elegge a miracoli resta fuori dal circuito ufficiale della Chiesa. Sia perché i tempi di investigazione sono lunghi, sia perché l’inspiegabilità di un fatto non necessariamente consiste in un miracolo. Non è detto tutti gli eventi che non arrivano al rango di miracoli ufficiali in effetti non lo siano, Papa Francesco questo lo sa, e lo sapeva già nel 2013. Poco dopo la sua elezione al soglio pontificio Bergoglio rivelò di essere stato testimone diretto di un miracolo che non rientrò tra quelli ufficiali, ma che a suo parere meritava di farvi parte.

Il miracolo a cui ha assistito Papa Francesco

Il miracolo di cui è testimone il Pontefice si è verificato quando era Vescovo in Argentina. Nel suo distretto c’era una famiglia in pena per le condizioni di salute del figlio. Un giorno i medici, avendo notato che la malattia del piccolo si era aggravata, dissero ai genitori che aveva ancora poche ore di vita. Il padre del bambino venne sconvolto dal dolore non appena apprese la notizia e decise di recarsi immediatamente al Santuario di Lujàn. Il luogo di culto si trovava a 3 ore di viaggio dall’ospedale e vi arrivò intorno alle 9 di sera. Dato l’orario lo trovò chiuso, dunque rimase lì, aggrappato all’inferriata del Santuario tutta la notte, per pregare.

Il mattino seguente tornò in ospedale e, con sua somma sorpresa, gli dissero che suo figlio era guarito senza una spiegazione razionale. Bergoglio ritiene questa storia emblema del potere della preghiera, in grado di procurare miracoli veri se recitata con grande forza di volontà. Il Papa ci invoglia alla “lotta con Dio”, sottolineando come la preghiera debba essere intensa, non metodica né ripetitiva né abitudinaria, ma strumento di confronto con il Padre.

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Luca Scapatello

 

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