Papa Francesco: “I migranti devono rispettare le leggi dei Paesi che li accolgono”

Il primo discorso dell’anno di papa Francesco è stato dedicato interamente al fenomeno della migrazione. Il pontefice ha detto che le comunità che accolgono migranti e profughi devono fare in modo che questi si sentano accettati e permettere che diventino parte della società stessa, ma si è anche rivolto ai migranti (presenti a Piazza San Pietro per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato) dicendo loro che devono fare la loro parte per integrarsi, Come? Rispettano usi, costumi e leggi del Paese in cui arrivano: “D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti”.

Ma se lo spirito d’accoglienza è un obbligo così come il rispetto delle leggi altrui, papa Francesco sottolinea come non tutti i migranti possano essere ospitati da pochi Paesi e invita le autorità a vagliare bene i numeri degli arrivi prima di dare posto a tutti senza avere modo di rendere la loro presenza fruttuosa per tutta la società: “Bisogna valutare con saggezza e lungimiranza fino a che punto il proprio Paese è in grado, senza ledere il bene comune dei cittadini, di offrire una vita decorosa ai migranti, specialmente a coloro che hanno effettivo bisogno di protezione. Soprattutto non si può ridurre la drammatica crisi attuale ad un semplice conteggio numerico”. Il Santo Padre fa notare come una politica errata di accoglienza abbia generato malcontenti ed abbia portato alla formazioni di gruppi neo nazisti in gran parte d’Europa, facendo riemergere il razzismo celato per decine di anni. La colpa di tutto ciò, sottolinea, papa Francesco è da attribuire anche a forme d’ignoranza religiosa che portano alcuni soggetti ad utilizzare Dio come scusa per fare del male.

Anche nel 2017 molte persone sono morte in nome di una guerra santa che non ha ragione d’esistere e per questo motivo il pontefice invita tutti i leader religiosi a ricordare ai fedeli che non si piò mai uccidere in nome di Dio: “ Il terrorismo fondamentalista è frutto di una grave miseria spirituale, alla quale è sovente connessa anche una notevole povertà sociale. Esso potrà essere pienamente sconfitto solo con il comune contributo dei leader religiosi e di quelli politici. Ai primi spetta il compito di trasmettere quei valori religiosi che non ammettono contrapposizione fra il timore di Dio e l’amore per il prossimo. Ai secondi spetta garantire nello spazio pubblico il diritto alla libertà religiosa, riconoscendo il contributo positivo e costruttivo che essa esercita nell’edificazione della società civile, dove non possono essere percepite come contraddittorie l’appartenenza sociale, sancita dal principio di cittadinanza, e la dimensione spirituale della vita”.