Il Papa Francesco: imprenditore che prega per dipendenti è bravo cristiano

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Pregare per i vivi e per i defunti e seppellire i morti: la catechesi di Francesco all’udienza generale di stamani in Aula Paolo VI ruota attorno alle ultime opere di misericordia, l’una spirituale e l’altra corporale. Si conclude dunque il ciclo di catechesi dedicato alla misericordia. Nei saluti finali Francesco lancia anche un appello in merito alla Giornata Mondiale dell’Aids, che ricorre domani: chiede che anche i più poveri possano beneficiare di cure adeguate. Il servizio di Debora Donnini:

Le catechesi finiscono “ma la misericordia deve continuare”. Così Papa Francesco conclude le catechesi dedicate alla misericordia. Un percorso fatto di 14 opere e ora, sottolinea, la misericordia “dobbiamo esercitarla in questi 14 modi”. Il suo discorso si sofferma sulle ultime due.

L’imprenditore che piange e prega per i suoi dipendenti
Pregare per i vivi e per i defunti è un’opera di misericordia che rimanda alla comunione dei Santi: “Tutti, vivi e defunti, siamo nella comunione”. Per questo preghiamo gli uni per gli altri. E Francesco fa degli esempi concreti di cosa significhi pregare per il prossimo, dalla preghiera per i figli a quella per i malati:

“Penso in modo particolare alle mamme e ai papà che benedicono i loro figli al mattino e alla sera. Ancora c’è questa abitudine in alcune famiglie: benedire il figlio è una preghiera; penso alla preghiera per le persone malate, quando andiamo a trovarli e preghiamo per loro; all’intercessione silenziosa, a volte con le lacrime, in tante situazioni difficili per cui pregare”.

Quindi il Papa racconta che ieri, alla Messa mattutina a Casa Santa Marta, ha incontrato un giovane imprenditore: doveva chiudere la sua fabbrica perché non ce la faceva, lasciando senza lavoro più di 50 famiglie. ”Potrei dichiarare il fallimento d’impresa” e “me ne vado a casa con i miei soldi, ma il mio cuore piangerà tutta la vita per queste 50 famiglie”, diceva fra le lacrime quell’uomo, ricorda Papa Francesco:

“Ecco un bravo cristiano che prega con le opere: è venuto a Messa a pregare perché il Signore gli dia una via di uscita, non solo per lui, ma per le 50 famiglie. Questo è un uomo che sa pregare, col cuore e con i fatti, sa pregare per il prossimo. E’ in una situazione difficile. E non cerca la via di uscita più facile: “Che si arrangino loro”. Questo è un cristiano. Mi ha fatto tanto bene sentirlo! E magari ce ne sono tanti così, oggi, in questo momento in cui tanta gente soffre per la mancanza di lavoro”.

Pregare per gli altri significa anche ringraziare il Signore per le belle notizie che riguardano parenti, colleghi, amici, cioè ringraziare quando le cose vanno bene.

Pregare che si faccia la volontà di Dio, con il cuore aperto allo Spirito Santo
Il Papa ricorda però che è lo Spirito Santo a pregare dentro di noi ed esorta quindi a chiedere sempre “che si faccia la volontà di Dio”, che è “il bene di un Padre che non ci abbandona mai”:

“Pregare e lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi. E questo è bello nella vita: prega ringraziando, lodando Dio, chiedendo qualcosa, piangendo quando c’è qualche difficoltà, come quell’uomo. Ma il cuore sia sempre aperto allo Spirito perché preghi in noi, con noi e per noi”.

Pregare per i defunti con la speranza cristiana del paradiso
Pregare per i defunti è poi un segno di riconoscenza “per la testimonianza che ci hanno lasciato”. Si prega con la speranza cristiana che siano con Dio in paradiso, “nell’attesa di ritrovarci insieme in quel mistero d’amore che non comprendiamo, ma che sappiamo essere vero perché è una promessa che Gesù ha fatto”. “Tutti risusciteremo e tutti rimarremo per sempre con Gesù”, dice Francesco.

Anche oggi si rischia la vita per seppellire i morti
C’è poi l’ultima opera di misericordia corporale, che esorta a seppellire i morti. Può sembrare una richiesta strana ma, nota Francesco, in alcune zone del mondo che vivono sotto il flagello della guerra, con bombardamenti di notte e di giorno, “questa opera di misericordia è tristemente attuale”. Basti pensare al personaggio biblico di Tobi che seppelliva i morti a rischio della propria vita, nonostante il divieto del re:

“Anche oggi c’è chi rischia la vita per dare sepoltura alle povere vittime delle guerre. Dunque, questa opera di misericordia corporale non è lontana dalla nostra esistenza quotidiana”.

Questo fa pensare anche a quanto avvenuto con la morte di Gesù: quando Giuseppe di Arimatea offrì per lui un sepolcro nuovo, andando personalmente da Pilato a chiedere il corpo di Gesù. Si tratta di un’opera di misericordia fatta “con grande coraggio”, sottolinea il Papa. “Per i cristiani – prosegue Francesco – la sepoltura è un atto di pietà, ma anche un atto di grande fede”. Un atto che rimane molto “sentito nel nostro popolo”: si depone nella tomba il corpo dei propri cari con la speranza della loro risurrezione.

Francesco conclude dunque queste catechesi sulla misericordia tornando a chiedere che “le opere di misericordia corporale e spirituale diventino sempre più lo stile della nostra vita”.

Gli appelli del Papa per la Giornata Mondiale dell’Aids e per la protezione del patrimonio nelle zone di conflitto
Nei saluti finali il Papa ricorda che domani ricorre la Giornata Mondiale contro l’Aids, promossa dall’Onu. E lancia un appello sottolineando che milioni di persone convivono con questa malattia ma solo la metà ha accesso a terapie salvavita:

“Invito a pregare per loro e per i loro cari e a promuovere la solidarietà perché anche i più poveri possano beneficiare di diagnosi e cure adeguate. Faccio appello infine affinché tutti adottino comportamenti responsabili per prevenire un’ulteriore diffusione di questa malattia”.

Quindi ricorda che il 2 e 3 dicembre prossimi si terrà ad Abu Dhabi, su iniziativa della Francia e degli Emirati Arabi Uniti con la collaborazione dell’Unesco, una Conferenza internazionale sulla protezione del patrimonio nelle zone di conflitto: un tema drammaticamente attuale. Il Papa auspica che “questo evento segni una nuova tappa nel processo di attuazione dei diritti umani”, nella convinzione che la tutela delle ricchezze culturali costituisce una dimensione essenziale della difesa dell’essere umano.

fonte: radiovaticana