Proprio quella devozione verso il prossimo è stata la causa della sua morte. In quel periodo papa Benedetto XVI era stato accusato dalla comunità islamica di intolleranza nei suoi confronti dopo un discorso tenuto a Ratisbona. L’accusa nei confronti del pontefice è stata la scusa che ha acceso le contestazioni ai danni dei cattolici nei paesi a prevalenza musulmana, tra questi anche la Somalia è stata attraversata da scontri turbolenti. Sulla scia di quelle contestazioni, il 17 settembre del 2006 suor Leonella è stata uccisa a Mogadiscio con un colpo di arma da fuoco mentre faceva ritorno al convento dall’ospedale. In quell’attentato rimase ucciso anche il suo autista e guardia del corpo Mohamed Osman Mahamud (padre di 4 figli).
Qualche mese prima dell’attentato suor Leonella aveva dichiarato di sapere che presto o tardi qualcuno l’avrebbe uccisa. La consapevolezza di quella condanna che le pendeva addosso, però, non la spaventava: “C’è una pallottola con scritto il mio nome e solo Dio sa quando arriverà, ma finché non arriva resterò”, aveva infatti dichiarato in quella circostanza. La sua vocazione era troppo forte per farsi intimidire ed anche quando stava morendo le uniche parole che ha pronunciato per i suoi uccisori sono state: “Perdono, perdono, perdono”.
L’eccezionale testimonianza di fede della suora è stata ricordata nell’angelus della domenica successiva alla sua morte in cui Benedetto XVI l’ha ricordata al mondo in questo modo: “Ad alcuni è chiesta talora la suprema testimonianza del sangue, come è accaduto pochi giorni fa anche alla religiosa italiana Suor Leonella Sgorbati, caduta vittima della violenza. Questa suora, che da molti anni serviva i poveri e i piccoli in Somalia, è morta pronunciando la parola ‘perdono’: ecco la più autentica testimonianza cristiana, segno pacifico di contraddizione che dimostra la vittoria dell’amore sull’odio e sul male”.
Luca Scapatello
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