Papa Francesco: “Basta guerre fratricide”.

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Papa in Paraguay: Mai più guerre tra fratelli!
Il pontefice arriva nel Paese, “cuore dell’America Latina”, per l’ultima tappa della sua visita pastorale nel continente. Parlando alle autorità locali e al corpo diplomatico, Francesco ricorda la guerra civile e rende omaggio “alle migliaia di cittadini senza nome, i cui nomi non compariranno nei libri di storia, ma che sono stati e rimangono veri protagonisti della vita del loro popolo. E voglio riconoscere con emozione e ammirazione il ruolo svolto dalla donna paraguaiana in quei momenti drammatici della storia”.

Asunción (AsiaNews) – Costruire la pace significa costruire “anche una pace del giorno per giorno, una pace della vita quotidiana, a cui tutti partecipiamo evitando gesti arroganti, parole offensive, atteggiamenti prepotenti, e promuovendo invece la comprensione, il dialogo e la collaborazione”. Lo ha detto papa Francesco alle autorità civili e al corpo diplomatico accreditato in Paraguay. Il discorso del pontefice apre l’ultima tappa del viaggio papale in America Latina, che si concluderà con il rientro in Italia il prossimo 13 luglio.

All’atterraggio all’aeroporto internazionale “Silvio Pettirossi” di Asunción il papa è stato accolto dal Presidente della Repubblica del Paraguay, Horacio Manuel Cartes Jara. Dopo una breve cerimonia di benvenuto, Francesco si è traferito alla Nunziatura apostolica. Nel pomeriggio, dopo un breve riposo, una nuova visita al presidente nel palazzo che lo ospita e infine l’incontro con le autorità. Il pontefice ha voluto ringraziare “tutte le persone e istituzioni che hanno collaborato con impegno e dedizione nella preparazione di questo viaggio e perché mi senta a casa. Non è difficile sentirsi a casa in questa terra così accogliente. Il Paraguay è conosciuto come il cuore dell’America, e non solo per la sua posizione geografica, ma anche per il calore dell’ospitalità e la vicinanza delle sue genti”.

Ma subito dopo ha ricordato come “fin dai suoi primi passi come nazione indipendente e fino a poco tempo fa, la storia del Paraguay ha conosciuto la sofferenza terribile della guerra, dello scontro fratricida, della mancanza di libertà e della violazione dei diritti umani. Quanto dolore e quanta morte! Ma sono ammirevoli la tenacia e lo spirito di reazione del popolo paraguayano per superare le tante avversità e continuare gli sforzi per costruire una nazione prospera e pacifica”. Qui – ha aggiunto subito dopo – “voglio rendere omaggio a quelle migliaia di semplici paraguaiani, i cui nomi non compariranno nei libri di storia, ma che sono stati e rimangono veri protagonisti della vita del loro popolo. E voglio riconoscere con emozione e ammirazione il ruolo svolto dalla donna paraguaiana in quei momenti drammatici della storia. Sulle loro spalle di madri, mogli e vedove hanno portato il peso più grande, sono state in grado di portare avanti le loro famiglie e il loro Paese, infondendo nelle nuove generazioni la speranza di un domani migliore”.

Francesco è poi tornato su un tema che sta divenendo cifra del suo pontificato: “Un popolo che dimentica il suo passato, la sua storia, le sue radici, non ha futuro. La memoria, poggiata saldamente sulla giustizia, libera da sentimenti di vendetta e di odio, trasforma il passato in fonte di ispirazione per costruire un futuro di convivenza e di armonia, rendendoci consapevoli della tragedia e dell’assurdità della guerra. Mai più guerra tra fratelli! Costruiamo sempre la pace! Anche una pace del giorno per giorno, una pace della vita quotidiana, a cui tutti partecipiamo evitando gesti arroganti, parole offensive, atteggiamenti prepotenti, e promuovendo invece la comprensione, il dialogo e la collaborazione”.

Negli ultimi anni, ha voluto sottolineare il papa, il Paese “è impegnato nella costruzione di un progetto democratico solido e stabile. È giusto riconoscere con soddisfazione i molti progressi fatti su questa strada grazie allo sforzo di tutti, anche in mezzo a grandi difficoltà e incertezze. Vi incoraggio a continuare a lavorare con tutte le forze per consolidare le strutture e le istituzioni democratiche che rispondono alle giuste aspirazioni dei cittadini”.

Anche perché “in tutti gli ambiti della società, ma soprattutto nell’attività pubblica, si deve potenziare il dialogo come mezzo privilegiato per favorire il bene comune, sulla base della cultura dell’incontro, del rispetto e del riconoscimento delle legittime differenze e delle opinioni degli altri. Non dobbiamo rimanere nella conflittualità, è un esercizio interessante decantare nell’amore alla patria e al popolo ogni prospettiva che nasce dalle convinzioni di una scelta partigiana o ideologica. E questo stesso amore dev’essere l’impulso a crescere ogni giorno di più in gestioni trasparenti che lottino vigorosamente contro la corruzione”.

In questo percorso sono i poveri e i bisognosi che devono occupare “un posto prioritario. Non si fermi lo sforzo di tutti gli attori sociali, fino a quando non ci saranno più bambini senza accesso all’istruzione, famiglie senza casa, lavoratori senza un lavoro dignitoso, contadini senza una terra da coltivare e tante persone costrette a migrare verso un futuro incerto; finché non ci saranno più vittime della violenza, della corruzione o del narcotraffico. Uno sviluppo economico che non tiene conto dei più deboli e sfortunati, non è vero sviluppo. La misura del modello economico dev’essere la dignità integrale dell’essere umano, soprattutto quello più vulnerabile e indifeso”.

Fonte: asianews.it

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