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Papa Francesco a fine Sinodo: vero difensore dottrina non è chi difende le idee ma l’uomo

La Chiesa non distribuisce anatemi, ma proclama la misericordia di Dio, al di là di quanti vogliono indottrinare il Vangelo per trasformarlo in pietre morte da scagliare contro gli altri: è quanto ha affermato il Papa, ieri pomeriggio, a conclusione dei lavori del Sinodo sulla famiglia. Il servizio di Sergio Centofanti:

Questioni affrontate senza mettere la testa sotto la sabbia
Un discorso intenso e forte. Papa Francesco, dopo aver ringraziato tutti i partecipanti ai lavori, ha passato in rassegna i vari significati di questo Sinodo. Certamente – ha detto –  non sono state trovate “soluzioni esaurienti a tutte le difficoltà e ai dubbi che sfidano e minacciano la famiglia” ma queste sono state messe “sotto la luce della Fede” e affrontate “senza paura e senza nascondere la testa sotto la sabbia”. Un Sinodo – ha detto – che ha “sollecitato tutti a comprendere l’importanza dell’istituzione della famiglia e del Matrimonio tra uomo e donna, fondato sull’unità e sull’indissolubilità, e ad apprezzarla come base fondamentale della società e della vita umana”.

Non nascondersi dietro dottrina per scagliare pietre
E’ stato un Sinodo che ha “dato prova della vivacità della Chiesa Cattolica, che non ha paura di scuotere le coscienze anestetizzate o di sporcarsi le mani discutendo animatamente e francamente sulla famiglia”. E poi ecco ancora cosa significa questo Sinodo per Papa Francesco:

“Significa aver testimoniato a tutti che il Vangelo rimane per la Chiesa la fonte viva di eterna novità, contro chi vuole ‘indottrinarlo’ in pietre morte da scagliare contro gli altri. Significa anche aver spogliato i cuori chiusi che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa, o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”.

Superare ermeneutica cospirativa
Altro significato del sinodo è “aver affermato che la Chiesa è Chiesa dei poveri in spirito e dei peccatori in ricerca del perdono e non solo dei giusti e dei santi, anzi dei giusti e dei santi quando si sentono poveri e peccatori”:

“Significa aver cercato di aprire gli orizzonti per superare ogni ermeneutica cospirativa o chiusura di prospettive, per difendere e per diffondere la libertà dei figli di Dio, per trasmettere la bellezza della Novità cristiana, qualche volta coperta dalla ruggine di un linguaggio arcaico o semplicemente non comprensibile”.

Libertà di espressione, Chiesa non usa moduli preconfezionati
“Nel cammino di questo Sinodo – ha sottolineato ancora – le opinioni diverse che si sono espresse liberamente – e purtroppo talvolta con metodi non del tutto benevoli – hanno certamente arricchito e animato il dialogo, offrendo un’immagine viva di una Chiesa che non usa ‘moduli preconfezionati’, ma che attinge dalla fonte inesauribile della sua fede acqua viva per dissetare i cuori inariditi.

Inculturazione
Aldilà delle “questioni dogmatiche ben definite dal Magistero della Chiesa” – ha detto Papa Francesco – si è vista la diversa sensibilità dei pastori dei vari continenti secondo le loro culture: “L’inculturazione – ha affermato – non indebolisce i valori veri, ma dimostra la loro vera forza e la loro autenticità, poiché essi si adattano senza mutarsi, anzi essi trasformano pacificamente e gradualmente le varie culture.

No a relativismo e a demonizzazione degli altri
“Abbiamo visto, anche attraverso la ricchezza della nostra diversità – ha aggiunto – che la sfida che abbiamo davanti è sempre la stessa: annunciare il Vangelo all’uomo di oggi, difendendo la famiglia da tutti gli attacchi ideologici e individualistici”:

“E, senza mai cadere nel pericolo del relativismo oppure di demonizzare gli altri, abbiamo cercato di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio che supera i nostri calcoli umani e che non desidera altro che «TUTTI GLI UOMINI SIANO SALVATI» (1 Tm 2,4), per inserire e per vivere questo Sinodo nel contesto dell’Anno Straordinario della Misericordia che la Chiesa è chiamata a vivere”.

Veri difensori dottrina sono quanti difendono non formule ma amore gratuito di Dio
Quindi ha sottolineato:

“L’esperienza del Sinodo ci ha fatto anche capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito; non le idee ma l’uomo; non le formule ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono. Ciò non significa in alcun modo diminuire l’importanza delle formule, delle leggi e dei comandamenti divini, ma esaltare la grandezza del vero Dio, che non ci tratta secondo i nostri meriti e nemmeno secondo le nostre opere, ma unicamente secondo la generosità illimitata della sua Misericordia (cfr Rm 3,21-30; Sal 129; Lc 11,37-54)”.

Chiesa non distribuisce anatemi ma proclama misericordia di Dio
Il Papa invita a “superare le costanti tentazioni del fratello maggiore (cfr Lc15,25-32) e degli operai gelosi (cfr Mt 20,1-16)”. Questo “significa valorizzare di più le leggi e i comandamenti creati per l’uomo e non viceversa (cfr Mc 2,27)”:

“Il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma è quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore (cfr Gv 12,44-50)”.

La misericordia in Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI
Infine cita tre Papi: il beato Paolo VI laddove dice che “Dio, in Cristo, si rivela infinitamente buono”; san Giovanni Paolo II che affermava: “La Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia […] e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore, di cui essa è depositaria e dispensatrice”; e Papa Benedetto XVI: “La misericordia è in realtà il nucleo centrale del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio”.

 

fonte: radiovaticana

Emanuele

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