Il Papa benedice mons. D’Ercole prima della sua partenza

Papa Francesco ha ricevuto in udienza monsignor Giovanni D’Ercole prima della sua partenza per l’Africa, dove si ritirerà in un monastero. 

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Il Papa e monsignor D’Ercole in un incontro precedente in Vaticano – photo web source

Il vescovo emerito di Ascoli Piceno si è infatti dimesso dal suo incarico nella diocesi marchigiana il 29 ottobre scorso. All’improvviso e generando lo stupore di molti. La sua decisione è stata quella di ritirarsi in un monastero africano. Continente in cui aveva vissuto per diversi anni da giovane sacerdote missionario, all’inizio della sua vita da consacrato.

L’incontro tra il Papa e Monsignor Giovanni D’Ercole in Vaticano

Tante sono state le voci sulle ragioni delle sue dimissioni, che tuttavia sono rimaste ad oggi ignote. Alcuni sostengono che abbia avuto un peso rilevante la sua dura uscita contro il governo italiano e in particolare contro la decisione di bloccare le celebrazioni eucaristiche subito dopo il primo lockdown dovuto al Coronavirus, lo scorso marzo.

Quel video che ha fatto in poco tempo il giro della rete e in cui il prelato si è scagliato fortemente contro la decisione del premier Conte, infatti, di certo è risultato essere molto scomodo per più di una persona seduta dietro ai banchi del potere. Altri hanno invece riportato a galla vecchie vicende legate alla diocesi di Ascoli Piceno. Che hanno comunque lasciato un segno importante nella comunità diocesana, a volte purtroppo triste.

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I casi rievocati della diocesi ascolana e le dimissioni

Come per il caso del santone di Force, Christian Del Vecchio, che la diocesi ha in seguito deciso di non punire. Oppure per la ancora più triste vicenda di padre Alberto Bastoni, vice-parroco della cattedrale ascolana. Il sacerdote finì nella bufera per detenzione di materiale pedopornografico e per dei quantitativi di droga che teneva in casa, addirittura nascosti all’interno di un ostensorio.

C’è tuttavia anche chi ha visto nella scelta di monsignor D’Ercole, anche se diretta conseguenza di una di queste ragioni, una scelta evangelica in linea con quella che è stata descritta in Occidente come l’Opzione Benedetto. Un ritiro cioè da un mondo sempre più corrotto e in decadimento per dedicarsi alla preghiera, alla vita contemplativa. E in ultimo per stare più vicino alla miseria del mondo cercando comunione più profonda con il Signore.

Il Papa ha consegnato 300 rosari e immagini per i malati della diocesi

Monsignor Giovanni D’Ercole, ha riferito il Faro di Roma, all’udienza con il Papa ha voluto che fosse presente anche il cappellano dell’ospedale Mazzoni, don Francesco Simeone. “Un incontro cordialissimo nel quale ho potuto rinnovare a papa Francesco la mia piena adesione al suo Magistero e la totale obbedienza alla sua autorità, che è parte essenziale del mio carisma orionino”, ha commentato D’Ercole.

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Che ha aggiunto di averlo ringraziato “per aver accolto le dimissioni anticipate che gli ho presentato in piena libertà, per consentirmi di dedicarmi ora alla preghiera nel silenzio”. Il Papa ha affidato a don Francesco 300 rosari e altrettante immaginette come dono per i malati della diocesi. Assicurando loro la sua preghiera.

Il vescovo emerito don Giovanni D’Ercole è partito per il Marocco

Il vescovo emerito D’Ercole è quindi partito per il Marocco. Sarà lì che vivrà un periodo nel monastero di Notre Dame de Atlas, l’unica realtà monastica del Maghreb. In quella stessa comunità vive anche, insieme agli altri monaci, il novantaquattrenne padre Jean Pierre Schumacher.

Padre Jean Pierre è l’ultimo sopravvissuto e testimone del famoso massacro di Tibhirine, avvenuto nel 1996 in Algeria per mano di un gruppo di fondamentalisti islamici. Dopo la tragedia, resa nota anche grazia al film francese diretto da Xavier Beauvois “Uomini di Dio”, il convento trappista è infatti risorto dall’altra parte del confine, in Marocco.

Monsignor Giovanni D’Ercole – photo web source

I monaci trappisti in Algeria e l’unione di preghiera con Mons. D’Ercole

I monaci trappisti conducono una vita molto umile e povera, di preghiera e di lavoro, “completamente nelle mani di Dio”. La loro missione è quella di testimoniare, attraverso la loro vita donata totalmente all’amore del Signore in tutta gratuità, una presenza cristiana di vicinanza profonda a Dio. In un Paese in cui i cristiani sono stranieri per origine e per religione. Dove vige cioè un contesto esclusivamente musulmano.

Ci uniamo quindi profondamente in preghiera alla missione di Don Giovanni in Africa per la Chiesa universale. Certi che il legame intimo con il Signore farà ardere con ancora più intensità la fiamma della fede e della fiducia che mai abbandona i Suo figli infinitamente amati. Dal rinnovamento profondo di una vita dedicata all’amore per Dio siamo certi che fiorirà una Chiesa altrettanto rinnovata e capace di testimoniare con ancora più forza il messaggio evangelico nella società secolare.

Possa questa nuova unione donare grande forza spirituale ai tanti fedeli che negli anni hanno avuto la gioia di conoscere il vescovo D’Ercole e di seguirlo nelle sue attività.

Giovanni Bernardi

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