Padre Amorth su Medjugorje: “La Madonna sapeva che serviva una nuova spinta”

Padre Amorth su Medjugorje: "La Madonna sapeva che serviva una nuova spinta"
Padre Amorth

Padre Amorth su Medjubgorje: “La Madonna sapeva che serviva una nuova spinta”. Il compianto esorcista paolino, prima di assolvere i suoi compiti nella lotta contro le possessioni diaboliche era un sacerdote interessato sopratutto alle apparizioni mariane ed era conosciuto in particolar modo per aver promosso la consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria (processo seguito tra le altre anche da nazioni come la Polonia e la Svezia) nel 1959. Negli anni successivi don Amorth era diventato anche direttore di un quotidiano mariano intitolato ‘Madre di Dio’ e sin dalle prime notizie di apparizioni nella Jugoslavia si interessò al fenomeno.

Anni dopo il settimanale cristiano ‘Medjugorje‘ di Torino lo ha intervistato a riguardo chiedendogli quando si fosse interessato al fenomeno delle apparizioni e quando aveva iniziato a credere che fosse autentico. Alla prima domanda il sacerdote rispose: “ Potrei rispondere: subito. Le basti pensare che ho scritto il mio primo articolo su Medjugorje nell’ottobre del 1981. Poi seguitai ad occuparmene sempre più intensamente, tanto da scrivere oltre cento articoli e tre libri in collaborazione”, mentre il suo appoggio ai veggenti è arrivato un po’ dopo: “Per dimostrarle come subito vidi di trovarmi di fronte ad episodi seri e degni di studio, le basti pensare che, quando scrissi quel mio primo articolo, Mons. Zanic’, vescovo di Mostar, da cui dipende Medjugorje, era decisamente favorevole. Poi divenne accanitamente contrario, come è contrario il suo successore, da lui stesso richiesto dapprima come Vescovo Ausiliare”.

Padre Amorth spiega come nei primi anni delle apparizioni fece molte volte visita ai veggenti ed ai sacerdoti di Medjugorje per comprendere affondo cosa stesse succedendo in quel luogo. Dopo i primi viaggi fece amicizia con padre Tomislav e padre Slavko e questo gli permise di accedere in esclusiva alle apparizioni quando ancora non era permesso a nessuno. La sua conoscenza del fenomeno e dei protagonisti era tale che in molti lo consideravano uno dei maggiori esperti: “Per un certo periodo fui considerato uno dei principali esperti; ricevevo continue telefonate dall’Italia e dall’estero, per dar aggiornamenti e per vagliare le notizie vere da quelle false. In quel periodo rinsaldai ancor di più la mia amicizia con padre René Laurentin, stimato da tutti il principale mariologo vivente, e ben più di me meritevole di aver approfondito e diffuso i fatti di Medjugorje. Non nascondo anche una segreta speranza: che per valutare la verità delle apparizioni venisse riunita una commissione di esperti internazionali, a cui speravo di essere chiamato insieme a padre Laurentin”.

Nell’intervista padre Amorth dice che queste apparizioni sono a suo avviso una continuazione di quelle di Fatima e ne spiega le ragioni: “A mio parere il rapporto è strettissimo. Le apparizioni di Fatima costituiscono il grande messaggio della Madonna per il nostro secolo… In questi anni, specie prima dei viaggi a Fatima di questo Pontefice (papa Giovanni Paolo II), il messaggio di Fatima era stato quasi accantonato; i richiami della Madonna erano rimasti disattesi; intanto la situazione generale del mondo si aggravava, con una continua crescita del male: calo di fede, aborto, divorzio, pornografia imperante, corso alle varie forme di occultismo, soprattutto magia, spiritismo, sette sataniche. Era indispensabile una nuova spinta. Questa è venuta da Medjugorje, e poi dalle altre apparizioni mariane in tutto il mondo. Ma Medjugorje è l’apparizione-pilota. Il messaggio punta, come a Fatima, sul ritorno alla vita cristiana, alla preghiera, al sacrificio (ci sono tante forme di digiuno!). Punta decisamente, come a Fatima, sulla pace e, come a Fatima, contiene pericoli di guerra. Credo che con Medjugorje il messaggio di Fatima abbia ripreso vigore e non c’è dubbio che i pellegrinaggi a Medjugorje superano e integrano i pellegrinaggi a Fatima, e hanno gli stessi scopi”.                                                                Fabio Scapatello